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Art. 679 Codice di Procedura Penale

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Riesame della pericolosità sociale: lavoro onesto o nuova condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro la decisione del Tribunale di Sorveglianza. Il soggetto chiedeva il riesame della pericolosità sociale per revocare una misura di sicurezza applicata nel 2016. I giudici hanno confermato la pericolosità a causa di una nuova condanna per associazione a delinquere e della violazione delle prescrizioni, come la guida senza patente. La Suprema Corte ha chiarito che, per ottenere il riesame della pericolosità sociale, occorre dimostrare elementi di novità reali e concreti rispetto alle precedenti valutazioni. Non basta allegare documenti generici sull'attività lavorativa se non si contesta in modo specifico la decisione precedente. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio e clandestinità: no alla lieve entità nel reato di spaccio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. L'imputato chiedeva la riqualificazione del fatto come "Lieve entità nel reato di spaccio", contestando anche la misura dell'espulsione dall'Italia. I giudici hanno confermato la gravità del reato, evidenziando il possesso di cinquantanove confezioni di droga pronte per lo smercio, equivalenti a ben settecentocinquantanove dosi medie, e di un telefono intestato a terzi. Questi elementi dimostrano un inserimento stabile nel mercato del narcotraffico, escludendo l'occasionalità della condotta. Anche l'espulsione è stata ritenuta legittima a causa della pericolosità sociale del soggetto, entrato clandestinamente in Italia da meno di due mesi e privo di documenti. L'imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Sorveglianza speciale: condanna annullata se manca la verifica
Il Sottoposto era stato condannato a tre anni di reclusione per aver violato gli obblighi della sorveglianza speciale. Tra il 2011 e il 2013, l'uomo si era associato più volte a persone con precedenti penali. Tuttavia, il provvedimento che disponeva la misura risaliva al 2009 ed era stato notificato solo dopo oltre due anni, senza una nuova valutazione sulla persistenza della sua pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Sottoposto. I giudici hanno stabilito che, dopo un lungo periodo di tempo o di detenzione, la sorveglianza speciale non è efficace se il giudice non verifica nuovamente l'attualità della pericolosità del soggetto. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la condanna senza rinvio perché il fatto non sussiste.
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Libertà vigilata: negato il cambio casa, decide il Tribunale
Un uomo sottoposto alla misura della libertà vigilata, dopo aver ottenuto la liberazione condizionale, ha chiesto al Magistrato di sorveglianza l'autorizzazione a trasferire il proprio domicilio da Roma alla Sicilia per convivere con la compagna. Il giudice ha respinto la richiesta poiché la compagna conviveva con soggetti legati a un comitato locale e il padre di lei era un ex brigatista con relazioni qualificate con ambienti terroristici. L'uomo ha proposto ricorso in Cassazione lamentando un difetto di motivazione. La Suprema Corte ha stabilito che i provvedimenti del Magistrato di sorveglianza riguardanti le prescrizioni della libertà vigilata non si impugnano direttamente in Cassazione, ma tramite appello davanti al Tribunale di sorveglianza. Pertanto, la Corte ha riqualificato il ricorso in appello e ha trasmesso gli atti al Tribunale competente.
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Revoca della libertà vigilata: fuggire all’estero non basta
Il caso riguarda la richiesta di revoca della libertà vigilata presentata da un condannato per associazione mafiosa e lesioni personali. Dopo aver scontato la pena detentiva, l'uomo si era trasferito in Germania, avviando un'attività lavorativa e una relazione affettiva. Sulla base di questo allontanamento volontario, egli sosteneva fosse venuta meno la sua pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha invece confermato il rigetto della richiesta. I giudici hanno evidenziato che il trasferimento all'estero ha costituito una deliberata sottrazione alla misura di sicurezza, senza che vi sia stato un reale distacco dagli ambienti criminali d'origine o una revisione critica del proprio passato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la misura e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Revoca libertà vigilata: passato criminale blocca lo stop anticipato
Un condannato ha richiesto l'interruzione anticipata della sua misura di sicurezza. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, confermando la decisione dei giudici precedenti. La Corte ha stabilito che per la revoca anticipata della libertà vigilata non basta dimostrare di non aver commesso nuovi reati dopo la scarcerazione. Il grave passato criminale e i lunghi periodi di latitanza sono elementi negativi che prevalgono, indicando una persistente pericolosità sociale. Il semplice trascorrere del tempo non è sufficiente a dimostrare un reale cambiamento e a giustificare la fine del controllo.
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Rivalutazione Pericolosità Sociale: Conta la Pronuncia, non la Notifica
La Corte di Cassazione affronta il tema della sorveglianza speciale applicata a un soggetto già detenuto. La legge prevede una rivalutazione della pericolosità sociale se la detenzione dura almeno due anni prima che la misura venga eseguita. Il dubbio riguardava da quando far partire questo termine: dalla data di emissione del provvedimento o dalla sua notifica? La Corte ha stabilito che il calcolo dei due anni deve iniziare dalla data di emissione (pronuncia). Questo perché la valutazione originale della pericolosità è avvenuta in quel momento e potrebbe non essere più attuale dopo un lungo periodo. La decisione garantisce che la misura di prevenzione si basi su una valutazione aggiornata della persona, annullando la decisione precedente che faceva decorrere il termine dalla notifica.
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Pericolosità Sociale: Terapia Volontaria Non Basta, Serve Obbligo
Un uomo, condannato per falsificazione di documenti e con un vizio parziale di mente, viene sottoposto a libertà vigilata a causa della sua accertata pericolosità sociale. L'imputato fa ricorso, sostenendo che la misura sia inutile perché già seguito volontariamente da un servizio per le dipendenze (SERT). La Corte di Cassazione respinge il ricorso. I giudici chiariscono un principio fondamentale: la terapia volontaria non basta a escludere la pericolosità sociale. Anzi, la misura di sicurezza serve proprio a rendere obbligatorio e costante il percorso di cura, che altrimenti rischierebbe di essere interrotto, lasciando intatto il rischio di nuovi reati.
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Proroga Misura di Sicurezza: Violazioni e Finta Redenzione
Un uomo, già dichiarato delinquente abituale e sottoposto a libertà vigilata, si vede estendere la misura a causa della sua persistente pericolosità sociale. Le sue violazioni includono il mancato rispetto degli obblighi di presentazione, controlli insufficienti per la dipendenza da alcol e l'indebita percezione del reddito di cittadinanza. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, confermando che la **proroga della misura di sicurezza** è legittima. La decisione si basa su una valutazione concreta della condotta del soggetto, che ha dimostrato totale disinteresse per il percorso rieducativo. La Corte ha stabilito che la pericolosità sociale non era cessata, rendendo inevitabile la proroga.
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Libertà vigilata revocata: condotta antisociale porta in casa lavoro
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione del Tribunale di Sorveglianza sulla sostituzione della misura di sicurezza per una persona. Il soggetto, inizialmente in libertà vigilata, si è visto aggravare la misura con l'assegnazione a una casa di lavoro a causa della sua condotta trasgressiva, antisociale e non collaborativa. I giudici hanno ritenuto il ricorso inammissibile, sottolineando che la decisione del Tribunale era ben motivata e non illogica. La condotta della persona dimostrava una persistente pericolosità sociale, giustificando pienamente il passaggio a una misura più restrittiva.
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Termini impugnazione: la regola dell’ultima notifica
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un ricorso dichiarato inammissibile per presunta tardività dal Tribunale di Sorveglianza. La questione centrale riguarda il calcolo dei **termini impugnazione** quando le notifiche di un provvedimento avvengono in date distinte per il difensore e per l'interessato. La Suprema Corte ha chiarito che, ai sensi dell'art. 585 c.p.p., il termine per proporre appello inizia a decorrere dall'ultima notifica effettuata. Nel caso di specie, l'appello era stato depositato entro i quindici giorni dalla notifica personale al ricorrente, risultando quindi pienamente tempestivo nonostante la notifica al difensore fosse avvenuta precedentemente.
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Competenza e misure di sicurezza: la decisione
La Corte di Cassazione ha risolto un conflitto negativo di competenza tra un Tribunale ordinario e un Magistrato di Sorveglianza. La questione riguardava la modifica delle prescrizioni di una misura di sicurezza (libertà vigilata) applicata a un soggetto assolto per vizio totale di mente. La Corte ha stabilito che il criterio fondamentale per determinare la competenza è il passaggio in giudicato della sentenza: una volta che il provvedimento è divenuto irrevocabile, ogni decisione sulla misura di sicurezza spetta al Magistrato di Sorveglianza, superando la fase della cognizione.
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Espulsione dello straniero: limiti nel patteggiamento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore Generale contro una sentenza di patteggiamento che aveva omesso di disporre l'espulsione dello straniero condannato per spaccio di stupefacenti. La Corte ha ribadito che l'espulsione ex art. 86 d.P.R. 309/1990 non è una misura automatica o obbligatoria, ma richiede una valutazione discrezionale della pericolosità sociale. Di conseguenza, la sua mancata applicazione in sede di patteggiamento non configura un'illegalità della pena ricorribile per cassazione, potendo il Pubblico Ministero rimediare rivolgendosi al Magistrato di Sorveglianza.
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Competenza territoriale e misure di sicurezza
La Corte di Cassazione ha risolto un conflitto negativo di competenza tra due Uffici di Sorveglianza in merito al riesame della pericolosità sociale di un soggetto destinatario di una misura di sicurezza di espulsione. Poiché l'interessato risiede all'estero e non ha domicilio in Italia, la **Competenza territoriale** deve essere individuata nel luogo in cui è stata pronunciata la sentenza di condanna originaria. La Corte ha chiarito che non rileva l'ufficio che ha materialmente applicato la misura in precedenza, ma il titolo esecutivo maturato in sede di cognizione.
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Misure di sicurezza: guida alla pericolosità sociale
La Corte di Cassazione, Sezione Prima Penale, ha affrontato il tema della legittimità delle Misure di sicurezza applicate a soggetti ritenuti socialmente pericolosi. Il provvedimento chiarisce che la valutazione della pericolosità non può essere presunta, ma deve basarsi su elementi concreti e attuali. La decisione sottolinea l'importanza del giudizio di riesame per garantire che la libertà individuale non sia compressa oltre il tempo strettamente necessario alla prevenzione di nuovi reati.
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Pericolosità sociale: i criteri per la valutazione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza relativa alla misura della libertà vigilata. Il ricorrente contestava la mancata analisi della condotta post-delittuosa e della risalenza dei fatti. La Suprema Corte ha stabilito che il giudizio sulla pericolosità sociale non può essere generico, ma deve fondarsi su un accertamento in concreto che consideri tutti i parametri dell'articolo 133 del codice penale, spiegando dettagliatamente come e perché il pericolo sia variato nel tempo.
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Pericolosità sociale: quando la misura prosegue
La Corte di Cassazione ha confermato la proroga della misura di sicurezza della libertà vigilata per un individuo con patologie psichiatriche, nonostante una perizia clinica favorevole. Il cuore della decisione risiede nella valutazione della pericolosità sociale: il giudice non è vincolato esclusivamente ai sintomi clinici attuali, ma deve considerare la consapevolezza del soggetto rispetto alla propria malattia. Nel caso di specie, la scarsa consapevolezza della patologia e il rischio di interruzione della terapia farmacologica fuori dalla struttura residenziale hanno giustificato il mantenimento della misura per prevenire la recidiva.
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Pericolosità sociale: criteri per la libertà vigilata
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della misura di sicurezza della libertà vigilata per un soggetto precedentemente detenuto in regime di 41-bis. Il fulcro della decisione risiede nell'accertamento della pericolosità sociale, che non deriva da un automatismo legislativo ma da una valutazione concreta. I giudici hanno rilevato che il ruolo di vertice in un clan mafioso ancora operativo e l'assenza di dissociazione dimostrano l'attualità del rischio di recidiva.
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Libertà vigilata: criteri per la revoca della misura
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso per la revoca anticipata della libertà vigilata presentato da un soggetto condannato per gravi reati associativi. La decisione ribadisce che la pericolosità sociale deve essere valutata in modo attuale e che la revoca richiede prove certe di un'evoluzione positiva della personalità del reo, non bastando il mero decorso del tempo o l'assenza di nuove denunce.
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Pericolosità sociale: quando è legittima la proroga?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della proroga di una misura di sicurezza basata su una valutazione attuale della pericolosità sociale dell'individuo. La decisione si fondava non solo su una vecchia condanna per omicidio, ma anche sulla caratura criminale complessiva del soggetto e sui pareri delle autorità inquirenti. La Corte ha inoltre stabilito che la detenzione in custodia cautelare per un altro reato, con condanna non ancora definitiva, non osta alla proroga della misura di sicurezza.
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