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Art. 677 Codice di Procedura Penale — Anno 2023

Altri anni per Art. 677 Codice di Procedura Penale

Conflitto di competenza risolto: la decisione cancella lo stallo
Il Magistrato di sorveglianza di Catania ha sollevato un conflitto di competenza negativo contro il Magistrato di sorveglianza di Novara. Il caso riguardava l'istanza di modifica delle prescrizioni della libertà controllata presentata da un cittadino residente a Novara. Inizialmente, il giudice di Novara aveva rifiutato la competenza, ritenendo responsabile il giudice di Catania che aveva emesso la sanzione. Tuttavia, durante la pendenza del conflitto, lo stesso Magistrato di Novara ha deciso sull'istanza del cittadino, autorizzandolo a recarsi al lavoro. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato cessato il conflitto di competenza per via del comportamento concludente del giudice di Novara, che ha implicitamente accettato la propria competenza territoriale, disponendo la trasmissione degli atti a quest'ultimo.
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Competenza territoriale della sorveglianza: conta il domicilio
Il caso esamina la competenza territoriale della sorveglianza per un soggetto in stato di libertà che ha richiesto l'affidamento in prova e la detenzione domiciliare dopo un cumulo di pene. Il Tribunale di Palermo ha rigettato l'istanza ritenendosi competente sulla base di un vecchio procedimento. La Cassazione ha accolto il ricorso della difesa, stabilendo che per i condannati non detenuti la competenza appartiene al tribunale del luogo di residenza o domicilio al momento della richiesta, escludendo l'applicazione della perpetuatio jurisdictionis per nuove istanze autonome. L'ordinanza è stata annullata con trasmissione degli atti al Tribunale di Roma.
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Revoca dell’affidamento terapeutico: nullo l’atto senza notifica
Il Tribunale di Sorveglianza di Brescia aveva disposto la revoca dell'affidamento terapeutico nei confronti di un condannato che si era allontanato dalla comunità terapeutica rendendosi irreperibile. Successivamente rintracciato e detenuto in carcere, il condannato non ha ricevuto la notifica dell'avviso di fissazione dell'udienza per la discussione della revoca, notificata solo al difensore d'ufficio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del condannato, stabilendo che l'omessa notifica dell'avviso di udienza al detenuto configura una nullità assoluta e insanabile del provvedimento. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato il caso al Tribunale di Sorveglianza per un nuovo giudizio nel rispetto delle garanzie difensive.
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Misure alternative alla detenzione: sì all’irreperibile
Il Tribunale di sorveglianza aveva dichiarato inammissibile, senza udienza (de plano), la richiesta di misure alternative alla detenzione presentata dal difensore di un condannato irreperibile, motivando con la mancanza della dichiarazione di domicilio e l'incompatibilità dello stato di irreperibilità. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del condannato. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'obbligo di dichiarare il domicilio non si applica ai soggetti irreperibili o latitanti. Inoltre, la valutazione sulla compatibilità tra l'irreperibilità e la concessione delle misure alternative alla detenzione richiede un accertamento complesso che non può essere deciso d'ufficio senza garanzie difensive, ma impone la fissazione di un'udienza in contraddittorio. La sentenza impugnata è stata quindi annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Elezione di domicilio omessa: niente misure alternative e multa
Il Tribunale di Sorveglianza ha dichiarato inammissibile la richiesta di misure alternative alla detenzione presentata da un soggetto, a causa della mancanza della formale elezione di domicilio prevista dalla legge. Il soggetto ha proposto ricorso in Cassazione, ma la Suprema Corte ha confermato l'inammissibilità, ribadendo che l'elezione di domicilio è un requisito essenziale e inderogabile. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna del ricorrente alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Misure alternative alla detenzione: no al domicilio implicito
Il Tribunale di sorveglianza dichiarava inammissibile la richiesta di misure alternative alla detenzione presentata da un condannato, poiché priva della formale dichiarazione o elezione di domicilio prevista dalla legge. Il condannato ricorreva in Cassazione, sostenendo che il suo indirizzo fosse già noto agli atti del procedimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'indicazione del domicilio non è un mero formalismo. Tale adempimento è infatti indispensabile per consentire all'autorità giudiziaria di verificare l'idoneità del percorso di reinserimento sociale e monitorare la condotta del soggetto, garantendo la funzione rieducativa della pena. Di conseguenza, la mancanza di questa formale indicazione rende la domanda improcedibile.
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Misure alternative alla detenzione: la firma dimenticata costa caro
Il Condannato, punito con due mesi di arresto per guida in stato di ebbrezza, ha richiesto l'accesso a misure alternative alla detenzione. Tuttavia, sia la domanda sia la dichiarazione di elezione di domicilio non erano state firmate da lui. Il Tribunale di sorveglianza ha respinto l'istanza e il soggetto ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la mancata firma sull'elezione di domicilio rende la richiesta di misure alternative alla detenzione radicalmente inammissibile fin dall'inizio. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato a pagare le spese del processo e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Elezione di domicilio: la Cassazione salva la misura alternativa
Il Tribunale di Sorveglianza aveva dichiarato inammissibile la richiesta di affidamento in prova al servizio sociale presentata da un condannato, ritenendo che mancasse la formale elezione di domicilio e che l'uomo fosse irreperibile. Il condannato ha fatto ricorso, evidenziando che l'elezione di domicilio era regolarmente allegata alla nomina del difensore depositata con l'istanza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il requisito formale era stato pienamente rispettato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato il provvedimento impugnato e ha rinviato il caso al Tribunale di Sorveglianza per un nuovo esame.
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Competenza del tribunale di sorveglianza: scontro tra sedi
Il Collaboratore di Giustizia ha impugnato la decisione del Tribunale di Sorveglianza di Brescia che gli aveva negato la detenzione domiciliare. Il ricorrente ha sostenuto che, a seguito del suo inserimento in un programma speciale di protezione, la competenza del tribunale di sorveglianza spettasse esclusivamente a quello di Roma. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la questione sulla competenza territoriale non era stata sollevata durante il giudizio di merito a Brescia. Inoltre, il ricorrente non ha fornito la prova dell'elezione di domicilio a Roma, violando il principio di autosufficienza del ricorso. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Elezione di domicilio: l’errore formale che nega i benefici
Il Condannato, non detenuto, ha richiesto l'accesso a una misura alternativa alla detenzione. Tuttavia, nella domanda ha indicato semplicemente la propria residenza, senza effettuare una formale elezione di domicilio ai sensi dell'articolo 677 del codice di procedura penale. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto l'istanza e la Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la mera indicazione della residenza non equivale a una formale elezione di domicilio, la quale richiede una chiara manifestazione di volontà di ricevere le notifiche in quel luogo e l'impegno a comunicare ogni variazione. Il Condannato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Elezione di domicilio: l’errore formale che cancella la libertà
Il Condannato, un soggetto non detenuto, ha richiesto l'accesso a una misura alternativa alla detenzione senza però presentare la contestuale elezione di domicilio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché l'elezione di domicilio è un obbligo tassativo previsto dalla legge a pena di inammissibilità per chiunque formuli tale istanza da libero. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Misure alternative alla detenzione: sì anche senza domicilio
Il Tribunale di Sorveglianza aveva dichiarato inammissibile la richiesta di misure alternative alla detenzione presentata da un detenuto, poiché questi non aveva dichiarato o eletto il proprio domicilio. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che l'obbligo di elezione di domicilio non si applica a chi si trova già in carcere, anche se per un altro reato. La reperibilità del soggetto è infatti già garantita dallo stato di detenzione. Di conseguenza, la Cassazione ha accolto il ricorso del detenuto e ha rinviato il caso al Tribunale per un nuovo esame della domanda.
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Misure alternative alla detenzione: no al rigetto se irreperibile
Il Tribunale di sorveglianza dichiarava inammissibile la richiesta di misure alternative alla detenzione presentata da un condannato, poiché quest'ultimo era risultato irreperibile presso il domicilio eletto per la notifica dell'udienza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del condannato, stabilendo che l'inammissibilità della domanda si applica solo in caso di totale omissione della dichiarazione o elezione di domicilio, e non quando il soggetto risulti semplicemente irreperibile all'indirizzo indicato. In quest'ultima ipotesi, infatti, l'ufficio giudiziario deve procedere alla notifica dell'atto mediante consegna al difensore di fiducia, garantendo così il diritto di difesa. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza impugnata, disponendo un nuovo giudizio davanti al Tribunale di sorveglianza.
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Notificazione al domicilio eletto: errore fatale, processo annullato
Un condannato, residente all'estero, aveva scelto la casa del fratello come luogo per ricevere gli atti giudiziari. Il Tribunale, non trovandolo di persona, ha erroneamente notificato l'avviso di udienza al suo avvocato. La Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo un principio fondamentale sulla notificazione al domicilio eletto: l'atto deve essere consegnato alla persona indicata (il fratello), la cui presenza è sufficiente a perfezionare la notifica, anche se il destinatario finale è assente. L'errore procedurale ha violato il diritto di difesa, rendendo necessario un nuovo giudizio.
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Reato Continuato Negato: Niente Sconto di Pena per Crimini Slegati
Un condannato con diverse sentenze definitive ha chiesto al Giudice dell'esecuzione di applicare la disciplina del **reato continuato** per ottenere una pena complessiva più bassa. La sua richiesta è stata respinta perché i reati erano stati commessi in tempi diversi, contro vittime diverse e senza alcun legame tra loro. Mancava, secondo i giudici, un 'medesimo disegno criminoso' iniziale che unificasse le varie condotte. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La sentenza stabilisce che senza una programmazione unitaria e originaria di tutti i delitti, non è possibile riconoscere il **reato continuato**.
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Misura alternativa negata: irreperibile ai controlli, paga 3000€
Una persona condannata ha richiesto una misura alternativa alla detenzione per evitare il carcere. Tuttavia, non è risultata reperibile durante i controlli necessari per verificare la sussistenza dei requisiti. Il Tribunale di Sorveglianza ha quindi dichiarato la sua richiesta inammissibile. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, sottolineando che l'impossibilità di effettuare le verifiche a causa dell'assenza della richiedente rende il ricorso manifestamente infondato. Di conseguenza, la persona ha perso la possibilità di ottenere il beneficio ed è stata condannata a pagare le spese processuali e una multa di 3.000 euro.
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Elezione di Domicilio Fittizia: Niente Misure Alternative
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva una misura alternativa alla detenzione. Il motivo è una elezione di domicilio fittizia: l'uomo aveva indicato come suo domicilio un centro Caritas, ma l'ente ha confermato che non era ospite della struttura. Secondo i giudici, fornire un indirizzo non veritiero equivale a non aver eletto domicilio, un requisito formale indispensabile per questo tipo di istanze. Di conseguenza, la richiesta non poteva essere esaminata nel merito e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Misure alternative negate per irreperibilità: la Cassazione conferma
Un uomo condannato per estorsione si è visto negare le misure alternative alla detenzione perché la polizia municipale lo aveva dichiarato irreperibile all'indirizzo fornito. L'uomo ha fatto ricorso sostenendo che l'informazione fosse errata e che lui vivesse stabilmente lì. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la decisione del Tribunale di sorveglianza. Il principio sancito è che l'accertata irreperibilità del condannato è una condizione ostativa alla concessione delle misure. La gestione di **Misure alternative e irreperibilità** richiede quindi un domicilio certo e verificabile, senza il quale il beneficio non può essere concesso.
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Riabilitazione Penale Negata: Povertà non Scusa il Mancato Risarcimento
La Corte di Cassazione ha negato la riabilitazione penale a un uomo condannato per bancarotta e truffa. L'uomo sosteneva di non poter risarcire le vittime a causa delle sue difficoltà economiche. I giudici hanno stabilito un principio chiaro: l'impossibilità di un risarcimento completo non giustifica l'inerzia totale. Per ottenere la riabilitazione, il condannato deve dimostrare un pentimento concreto ('emenda'), compiendo almeno un gesto, anche parziale o simbolico, per riparare al danno causato. La totale assenza di iniziative impedisce la concessione del beneficio, confermando che la volontà di rimediare è un requisito essenziale.
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Elezione di Domicilio: Richiesta Respinta per un Indirizzo Mancante
Un condannato chiede di scontare la pena con misure alternative al carcere, ma la sua richiesta viene subito respinta. Il motivo è un errore formale: la mancata elezione di domicilio nell'atto. L'uomo aveva indicato la sua residenza, ma per la Corte di Cassazione non è sufficiente. La legge richiede una dichiarazione specifica e formale, la cui assenza rende l'istanza inammissibile. Il principio affermato è che l'obbligo di elezione di domicilio è tassativo e non ammette equipollenti, come la semplice indicazione della residenza anagrafica. La richiesta del condannato è stata quindi definitivamente bocciata per un vizio procedurale.
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