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Art. 67 Codice della Crisi d'Impresa — Anno 2026

Altri anni per Art. 67 Codice della Crisi d'Impresa

Piano Consumatore Rifiutato: la Cassazione Nega il Ricorso Finale
Tre consumatrici presentano un piano di ristrutturazione dei debiti, ma il Tribunale lo dichiara inammissibile. Le consumatrici impugnano la decisione, ma anche il loro reclamo viene respinto. Si rivolgono quindi alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte stabilisce la non ricorribilità in Cassazione del piano del consumatore quando questo viene bloccato in fase preliminare. La decisione di inammissibilità, infatti, non è 'definitiva' né 'decisoria', perché non impedisce alle debitrici di presentare un nuovo e diverso piano. Di conseguenza, il ricorso viene dichiarato inammissibile.
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Niente sconti sui debiti per chi non paga il mantenimento
La Cassazione ha negato a un consumatore l'accesso al piano di ristrutturazione dei debiti. Il motivo principale è la mancanza della cosiddetta 'meritevolezza del debitore'. L'uomo, infatti, aveva generato la propria situazione debitoria con colpa grave e mala fede, sottraendosi per anni al pagamento degli assegni di mantenimento dovuti all'ex coniuge, comportamento che gli era costato anche una condanna penale. I giudici hanno stabilito che chi causa il proprio dissesto finanziario con un comportamento così grave non merita il beneficio della ristrutturazione del debito. L'appello del debitore è stato dichiarato inammissibile anche perché non aveva contestato specificamente questa motivazione, che da sola era sufficiente a giustificare il rigetto del piano.
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Piano consumatore negato: l’appello va in Corte d’Appello
La Corte di Cassazione chiarisce un importante dubbio procedurale sull'appello diniego piano del consumatore. Due consumatori si vedono rigettare il piano di ristrutturazione del debito con una sentenza del Tribunale. Propongono appello alla Corte d'Appello, che però si dichiara non competente. La Cassazione interviene e stabilisce un principio chiaro: se il diniego avviene con sentenza dopo aver coinvolto i creditori, la competenza per l'appello è della Corte d'Appello. Se invece il piano viene bloccato all'inizio con un semplice decreto di inammissibilità, l'appello va fatto allo stesso Tribunale in composizione collegiale. In questo caso, la Corte d'Appello aveva sbagliato a rifiutare il caso.
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Piano di ristrutturazione dei debiti: tra diniego e appello
Due coniugi propongono un piano di ristrutturazione dei debiti per salvare la prima casa dal mutuo ipotecario. Il Tribunale nega l'omologazione a seguito della contestazione del creditore. I debitori presentano reclamo alla Corte d'Appello, che si dichiara incompetente, innescando un conflitto negativo di competenza sollevato dal Tribunale. La Corte di Cassazione risolve l'impasse stabilendo che il provvedimento di rigetto dell'omologa assume la forma di sentenza ed è sempre impugnabile dinanzi alla Corte d'Appello. La competenza del Tribunale in composizione collegiale resta limitata ai soli casi di inammissibilità preliminare decisa senza contraddittorio.
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Infattibilità Piano Consumatore: Casa all’Asta, Piano Fallito
Una famiglia in stato di sovraindebitamento propone un piano di ristrutturazione basato sulla vendita della nuda proprietà di alcuni immobili a una società terza. Tuttavia, prima dell'approvazione del piano, gli stessi immobili vengono venduti in una procedura esecutiva parallela. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici precedenti, dichiarando l'infattibilità del piano del consumatore. La vendita dei beni ha reso il piano 'assolutamente irrealizzabile', poiché basato su risorse non più disponibili. La sentenza stabilisce che il giudice deve sempre verificare la concreta realizzabilità della proposta. I debitori hanno perso la causa.
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Colpa grave nel sovraindebitamento: niente piano per prestiti seriali
La Corte di Cassazione nega l'accesso al piano di ristrutturazione dei debiti a un consumatore che aveva accumulato prestiti in modo seriale. Nonostante le difficoltà familiari, come la perdita del lavoro della moglie, i giudici hanno ravvisato una 'colpa grave nel sovraindebitamento'. La sentenza stabilisce un principio chiaro: la procedura è esclusa se il debitore contrae obbligazioni sproporzionate rispetto al proprio reddito, con la piena consapevolezza di non poterle sostenere. Il ricorso sistematico al credito, anche per coprire debiti precedenti, integra una grave imprudenza che impedisce di beneficiare delle tutele di legge, rendendo irrilevante la motivazione legata alle esigenze familiari.
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