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Art. 652 Codice di Procedura Penale — Anno 2022

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Altri anni per Art. 652 Codice di Procedura Penale

Diritto di critica politica: quando l’attacco social non è reato
Un esponente politico ha pubblicato su Facebook un post accusando un avversario di usare pressioni mafiose e invitando a rifiutarne i voti, dopo che alcuni consiglieri avevano cambiato schieramento. Assolto in primo grado per aver esercitato il proprio diritto di critica politica, l'esponente è stato poi condannato in appello al risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna d'appello. I giudici di legittimità hanno stabilito che il giudice di secondo grado, nel ribaltare l'assoluzione, non ha fornito una motivazione rafforzata e ha isolato le frasi offensive senza valutarle nel contesto di accesa dialettica elettorale. La causa è stata rimessa al giudice civile per un nuovo esame che valuti correttamente il limite della continenza espressiva.
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Giudicato penale nel giudizio civile: assolti ma condannati
Il proprietario di un immobile agisce in sede civile per ottenere la reintegra nel possesso di una colonna fognaria danneggiata dai vicini. In precedenza, i vicini erano stati assolti in sede penale dall'accusa di danneggiamento con formula dubitativa, per insufficienza di prove. La Corte d'Appello respinge la domanda civile ritenendo che l'assoluzione penale blocchi l'azione civile. La Cassazione ribalta la decisione, stabilendo che il giudicato penale nel giudizio civile ha effetto preclusivo solo se accerta in modo assoluto e certo che il fatto non sussiste. Se l'assoluzione deriva da dubbi o insufficienza di prove, il giudice civile deve valutare autonomamente i fatti. Il ricorso viene accolto con rinvio.
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Licenziamento per giusta causa: valido anche dopo l’assoluzione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento per giusta causa intimato a un dipendente accusato di aver manomesso il contatore elettrico e di essersi allacciato abusivamente alla rete. Il lavoratore era stato assolto in sede penale per insufficienza di prove. La Suprema Corte ha chiarito che l'assoluzione penale per formule dubitative non vincola il giudice civile. Quest'ultimo può valutare autonomamente le prove raccolte per verificare la rottura del rapporto fiduciario. Di conseguenza, il ricorso del lavoratore è stato rigettato, confermando la perdita del posto di lavoro e la condanna al pagamento delle spese processuali.
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Denuncia calunniosa: risarcimento anche senza condanna penale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna al risarcimento dei danni inflitta a un soggetto per aver presentato una denuncia calunniosa contro un collega, accusandolo falsamente di aver timbrato il cartellino per altri. A causa della falsa accusa, la vittima era stata arrestata e processata, venendo poi assolta. Il denunciante sosteneva che il proscioglimento penale ottenuto in udienza preliminare escludesse la sua responsabilità civile. La Suprema Corte ha invece chiarito che la sentenza di non luogo a procedere non ha valore di giudicato nel processo civile. Pertanto, il giudice civile può accertare autonomamente il dolo del denunciante e liquidare in via equitativa il danno morale, legittimamente desunto in via presuntiva dalla sofferenza derivante dall'ingiusta carcerazione e dal processo subito. Il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
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Carenza di interesse della parte civile: assolto ma risarcibile
L'Imputato, condannato in primo grado, veniva assolto in appello perché un fatto non era più previsto come reato e l'altro era di particolare tenuità. La Parte Civile, non avvisata dell'udienza di appello, ricorreva in Cassazione denunciando la nullità del giudizio. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per carenza di interesse della parte civile. Infatti, le formule assolutorie applicate (depenalizzazione e particolare tenuità del fatto) non impediscono alla Parte Civile di avviare una autonoma causa di risarcimento danni davanti al giudice civile, non producendo alcun effetto preclusivo in quella sede.
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