Un uomo ammesso all'espiazione extramuraria ha minacciato un minore con una pistola insieme al figlio, mentre quest'ultimo percuoteva la vittima con una spranga di ferro. Il Tribunale di sorveglianza inizialmente non aveva revocato la misura alternativa per carenza di prove. Successivamente, l'emissione di una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere per quel fatto ha fornito elementi probatori inediti, determinando la revoca dell'affidamento in prova. Il condannato ha contestato il provvedimento in Cassazione, eccependo la violazione del divieto di doppio giudizio e lamentando vizi di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato l'uomo al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende. Il giudice di sorveglianza può legittimamente rivalutare condotte non ancora accertate con sentenza definitiva se emergono nuovi indizi gravi che evidenziano la pericolosità sociale.
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