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Art. 645 Codice di Procedura Civile — Anno 2026

Altri anni per Art. 645 Codice di Procedura Civile

Spese condominiali autorimessa: paga anche chi non ha il posto auto
Un Condominio ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro una proprietaria per oneri ordinari e straordinari non saldati. La condomina ha fatto opposizione, sostenendo di non dover pagare le spese condominiali autorimessa per i lavori antincendio nel seminterrato perché priva di posti auto di proprietà. Ha inoltre contestato la voce di conguaglio precedente inserita nel rendiconto per presunta genericità. I giudici di merito hanno respinto l'opposizione rilevando l'uso effettivo dell'area garage e la validità del rendiconto. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la condanna: l'autorimessa con corsie di manovra accessibili a tutti e destinata al servizio delle unità abitative ha natura di bene comune, imponendo a ogni condomino l'obbligo di contribuire alla manutenzione e sicurezza.
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Modifica della domanda: parcella professionale o appalto
Un professionista vivaista ha chiesto un decreto ingiuntivo per ottenere il pagamento delle proprie parcelle per la progettazione e la cura del verde di una villa. La proprietaria committente si è opposta, sostenendo che il rapporto fosse un contratto di appalto e lamentando gravi difetti nelle opere. Nel giudizio di opposizione, il vivaista ha presentato una domanda subordinata per ottenere la stessa somma a titolo di compenso per l'appalto. I giudici di merito hanno respinto tale richiesta considerandola una domanda nuova inammissibile. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione: la modifica della domanda è del tutto lecita se la richiesta economica e i fatti materiali restano gli stessi e si adegua solo la qualificazione giuridica introdotta dalla controparte.
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Opposizione a decreto ingiuntivo: la replica del creditore vale
Una società appaltatrice riceve una richiesta di pagamento per la costruzione di vasche destinate a un impianto industriale e avvia un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, lamentando presunti vizi e chiedendo la risoluzione del contratto. La società subappaltatrice creditrice si costituisce in giudizio e reagisce: chiede la conferma del credito e formula una domanda riconvenzionale per ottenere l'indennizzo da recesso contrattuale. I giudici di merito accertano il residuo credito del subappaltatore, respingono le contestazioni sui difetti dell'opera e condannano l'appaltatrice a pagare sia il corrispettivo sia l'indennizzo per il mancato guadagno. La Corte di Cassazione conferma integralmente la sentenza, stabilendo che il creditore opposto può introdurre nuove domande collegate alla medesima vicenda contrattuale dedotta in causa per tutelare appieno i propri diritti economici.
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Avvocato stabilito: l’intesa tardiva annulla la causa
Un professionista legale otteneva un decreto ingiuntivo per compensi professionali contro una società. La società debitrice presentava opposizione tramite un difensore operante con titolo estero. Nel costituirsi, il professionista contestava la validità dell'atto, evidenziando che l'avvocato stabilito non aveva allegato la prescritta dichiarazione di intesa con un legale abilitato in Italia entro il primo atto difensivo. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, la Corte di Cassazione accoglieva le ragioni del professionista. I giudici hanno chiarito che l'avvocato stabilito non possiede un potere di difesa autonomo. Il mancato deposito tempestivo dell'intesa determina un difetto insuperabile di potere difensivo che rende l'atto inammissibile e invalido, precludendo qualsiasi sanatoria successiva nel giudizio.
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Opposizione a decreto ingiuntivo: ammesse le domande alternative
Una struttura sanitaria privata otteneva un decreto ingiuntivo contro una Regione e una Asl per il pagamento di prestazioni riabilitative erogate. Gli enti pubblici contestavano l'obbligo, eccependo l'assenza di accreditamento e il superamento del tetto di spesa. Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, la clinica introduceva in via subordinata richieste di risarcimento per responsabilità precontrattuale e di indennizzo per ingiustificato arricchimento. I giudici di merito dichiaravano inammissibili tali domande aggiuntive. La Corte di Cassazione, recependo il principio fissato dalle Sezioni Unite, ha ribaltato questo verdetto: il creditore opposto può formulare domande subordinate o alternative se poggiano sul medesimo interesse sostanziale dell'ingiunzione. La Suprema Corte ha confermato il rigetto del credito tariffario principale per il limite di spesa, ma ha rinviato la causa alla Corte d'appello per valutare nel merito i danni e gli indennizzi.
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Opposizione a decreto ingiuntivo: il deposito salva il ricorso
Un avvocato ha richiesto il pagamento di compensi professionali per prestazioni svolte in sede penale tramite due distinti decreti ingiuntivi. Il cliente ha proposto opposizione a decreto ingiuntivo mediante ricorso sommario anziché con atto di citazione. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile l'azione, ritenendo errato il rito utilizzato e calcolando la tempestività sulla notifica. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. I giudici hanno chiarito che, se l'opponente dichiara espressamente di voler utilizzare il rito sommario, il termine di quaranta giorni deve essere verificato rispetto alla data di deposito del ricorso. Di conseguenza, l'opposizione a decreto ingiuntivo per il secondo decreto risulta tempestiva. La Suprema Corte ha annullato l'ordinanza e ha rinviato la causa al Tribunale per un nuovo giudizio di merito sul pagamento delle somme pretese.
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Opposizione a decreto ingiuntivo e notifica mai eseguita
Un cliente riceve un decreto ingiuntivo da un professionista per il pagamento di compensi legali non saldati. Il debitore decide di presentare opposizione a decreto ingiuntivo iscrivendo la causa a ruolo entro i termini di legge. Tuttavia, il procedimento di notifica verso il legale non si perfeziona per errori nell'indirizzo e mancata consegna dell'atto. Alla prima udienza, il professionista eccepisce la mancata notifica dell'atto opposto. Il Tribunale dichiara l'opposizione improcedibile e la Corte di Cassazione conferma la decisione. La Suprema Corte stabilisce che l'iscrizione a ruolo tempestiva non sana l'inesistenza della notificazione. In assenza di una notifica completata entro il termine perentorio, la presenza in aula della controparte non produce alcun effetto sanante e il ricorso viene definitivamente rigettato con la condanna alle spese del soccombente.
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Opposizione a decreto ingiuntivo: no a nuove richieste
Un lavoratore ottiene un decreto ingiuntivo contro il proprio datore di lavoro per stipendi arretrati. Il datore propone opposizione a decreto ingiuntivo richiedendo in compensazione le spese dei pasti aziendali. Costituendosi nella causa di opposizione, il lavoratore presenta a sua volta una nuova richiesta economica per ottenere straordinari pregressi, ulteriori mensilità non pagate e risarcimento danni. I giudici di merito dichiarano inammissibile la richiesta aggiuntiva del lavoratore. La Corte di Cassazione conferma il verdetto e rigetta il ricorso del dipendente. I giudici stabiliscono che il creditore opposto non può aggiungere pretese cumulative nel giudizio di opposizione, ma può proporre soltanto domande alternative strettamente legate allo stesso interesse sostanziale iniziale per evitare l'allungamento dei tempi processuali.
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Vendita internazionale di merci: il giudice competente
Una società venditrice italiana ha richiesto e ottenuto un decreto ingiuntivo dal Tribunale di Roma contro un'azienda acquirente spagnola per il mancato pagamento di una fornitura di calzature. La società acquirente ha contestato la decisione, sollevando il difetto di giurisdizione del giudice italiano. L'acquirente ha sostenuto che, trattandosi di un rapporto transfrontaliero, la competenza territoriale spetta al giudice del luogo in cui le merci sono state consegnate, ossia in Spagna. La venditrice ha replicato che la fornitura prevedeva la consegna franco fabbrica in Italia. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno accolto il ricorso dell'azienda spagnola, stabilendo che nella vendita internazionale di merci la controversia appartiene al giudice del Paese di destinazione finale dei beni qualora manchi una specifica clausola contrattuale scritta che fissi la consegna in territorio italiano.
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Transazione e spese condominiali: stop a ingiunzione
Un condominio richiedeva l'emissione di un decreto ingiuntivo contro una società condomina per oneri non versati. La condomina proponeva opposizione. Successivamente, le parti sottoscrivevano un accordo conciliativo che annullava la delibera presupposta e prevedeva la rinuncia alle azioni legali. La condomina chiedeva quindi la revoca dell'ingiunzione. Il condominio sosteneva invece l'inefficacia dell'accordo per mancata convocazione di tutti i singoli proprietari e per contrasto con precedenti sentenze. I giudici di merito accoglievano le difese della condomina e revocavano l'ingiunzione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sancendo la validità del tema transazione e spese condominiali: l'intesa transattiva sopravvenuta estingue legittimamente la pretesa creditoria azionata e impedisce al condominio di proseguire il recupero forzoso del credito.
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Azione revocatoria ordinaria: la casa resta pignorabile
Un debitore ha ceduto alla moglie, durante la separazione, la nuda proprietà dei propri immobili, riservandosi il diritto di abitazione e di uso. L'istituto di credito ha promosso con successo un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficace tale trasferimento. Successivamente la banca ha avviato il pignoramento immobiliare. Il debitore ha presentato opposizione all'esecuzione sostenendo che la revocatoria avesse colpito solo la nuda proprietà e che i diritti di godimento riservati impedissero l'espropriazione dell'intero bene. I giudici di merito e la Corte di Cassazione hanno respinto la tesi difensiva. La dichiarazione di inefficacia dell'atto di cessione travolge la separazione dei diritti, consentendo al creditore di sottoporre ad espropriazione forzata la piena proprietà dell'immobile.
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Notifica PEC errata: la costituzione in giudizio salva l’atto
Un lavoratore ha preteso il pagamento di crediti lavorativi tramite decreto ingiuntivo. I datori di lavoro hanno proposto opposizione, notificando l'atto tramite Posta Elettronica Certificata all'indirizzo di un collega di studio del difensore nominato. Il lavoratore ha eccepito l'inammissibilità dell'opposizione per Notifica PEC errata, sostenendo che il decreto fosse diventato definitivo. La Corte di Cassazione ha stabilito che inviare l'atto all'indirizzo errato genera una nullità, ma non l'inesistenza della notifica. La successiva costituzione in giudizio della parte opposta sana l'errore con effetto retroattivo, poiché l'atto ha raggiunto il suo scopo principale. Di conseguenza, il ricorso del lavoratore è stato rigettato e l'opposizione dei datori di lavoro è stata confermata valida.
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Fideiussione omnibus: scontro tra competenza ordinaria e antitrust
Una società di cartolarizzazione ha agito con decreto ingiuntivo contro il garante di un'azienda per ottenere il pagamento di debiti bancari. Il garante si è opposto sollevando diverse eccezioni e chiedendo la nullità della fideiussione omnibus per violazione delle norme antitrust. Il Tribunale di Palermo ha revocato il decreto e ha trasferito l'intera causa alla Sezione Specializzata in Materia di Impresa di Napoli. La Cassazione ha accolto il ricorso della società creditrice, stabilendo che il giudice dell'opposizione non può spogliarsi dell'intero giudizio. Il Tribunale di Palermo resta competente per decidere sull'opposizione al decreto ingiuntivo, mentre solo la specifica domanda di nullità della fideiussione omnibus per intese anticoncorrenziali va trasferita alla sezione specializzata di Napoli previa separazione delle cause.
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Interessi moratori commerciali: la banca batte il Comune inerte
Una banca cessionaria ha agito contro un Comune per ottenere il pagamento di fatture energetiche e dei relativi interessi moratori commerciali ex D.Lgs. 231/2002. La Corte d'appello ha riconosciuto il credito ma ha fatto decorrere gli interessi solo dalla domanda giudiziale, ritenendosi vincolata al decreto ingiuntivo opposto, e ha omesso di pronunciarsi sulle spese e sulle restituzioni. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della banca, stabilendo che il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo è a cognizione piena e non soffre di vincoli derivanti dalla fase monitoria. Inoltre, ha confermato che gli interessi moratori commerciali decorrono automaticamente dalle scadenze delle singole fatture, senza necessità di costituzione in mora. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Petizione ereditaria: perché non copre le donazioni nulle
Un erede ha chiesto la restituzione di somme donate dal defunto tramite bonifici e assegni, ritenendo le donazioni nulle per mancanza di atto pubblico. Dopo una prima sentenza che ha dichiarato la nullità ma ha rigettato la restituzione per prescrizione (impugnata in appello), l'erede ha ottenuto un decreto ingiuntivo per le stesse somme contro i coeredi della donataria. Il Tribunale ha revocato il decreto per litispendenza. La Cassazione ha rigettato il ricorso dell'erede, confermando che l'azione per ottenere la restituzione di somme donate in vita dal defunto non costituisce una petizione ereditaria, bensì una comune azione personale di restituzione. Di conseguenza, essendoci due cause identiche pendenti, la litispendenza è corretta.
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Onere della prova: la banca perde se mancano gli estratti conto
Una società e i suoi garanti si sono opposti a un decreto ingiuntivo richiesto da una banca per un debito di conto corrente, contestando l'applicazione di interessi illegittimi e disconoscendo le proprie firme sulle fideiussioni. La Corte d'Appello ha rigettato l'opposizione ritenendo le contestazioni generiche e addossando ai debitori l'obbligo di ricalcolare il saldo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei debitori, ribadendo che l'onere della prova spetta alla banca, la quale deve produrre tutti gli estratti conto dall'inizio del rapporto per dimostrare il proprio credito. Inoltre, in mancanza del procedimento di verificazione delle firme disconosciute, i contratti di garanzia non potevano essere utilizzati. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Onere della prova nella locazione: l’inquilino senza prove perde
Un inquilino ha proposto opposizione a un decreto ingiuntivo ottenuto dal proprietario per il pagamento di oltre ventimila euro di canoni e oneri condominiali arretrati. L'inquilino lamentava errori di calcolo e inadempimenti del locatore, ma senza fornire prove concrete. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno confermato il debito, rilevando che il proprietario aveva dimostrato il proprio credito tramite i contratti di affitto. L'inquilino ha fatto ricorso in Cassazione contestando la regola sull'onere della prova nella locazione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che spetta all'inquilino dimostrare i fatti estintivi del debito o i pretesi errori di calcolo. L'inquilino perde definitivamente la causa e deve pagare le spese legali.
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Continenza di cause: scontro tra tribunali per un debito
Una cliente ha citato in giudizio una società di consulenza davanti al Tribunale di Paola per accertare l'inesistenza di un debito. Successivamente, la società ha ottenuto dal Tribunale di Milano un decreto ingiuntivo per il pagamento delle prestazioni. La cliente si è opposta a Milano. Il Tribunale di Paola ha dichiarato la continenza di cause, ordinando di trasferire il giudizio a Milano, ritenuto competente per territorio e per accordo contrattuale. La cliente ha proposto ricorso in Cassazione contestando la decisione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la competenza del Tribunale di Milano e la corretta applicazione della continenza di cause, poiché le due domande derivano dallo stesso contratto e Milano è il foro stabilito dalle parti.
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Imposta di registro proporzionale dovuta anche su credito estinto
Un istituto di credito ha impugnato l'avviso di liquidazione con cui l'Amministrazione Finanziaria ha applicato l'imposta di registro proporzionale, pari all'uno per cento, su una sentenza di revoca di decreto ingiuntivo. La revoca era stata disposta a seguito del pagamento del debito avvenuto in corso di causa, ma la sentenza conteneva comunque l'accertamento esplicito del credito originario. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della banca, stabilendo che la pronuncia che accerta l'esistenza di un diritto patrimoniale, anche se il debito viene estinto durante il processo, è soggetta a tassazione proporzionale e non a tassa fissa. L'accertamento del credito costituisce infatti un valido indice di capacità contributiva, rendendo pienamente legittimo il recupero dell'imposta da parte del fisco.
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Arricchimento senza causa: professionista batte il Comune
Un professionista ha svolto attività di consulenza per un Comune, ma il contratto è stato dichiarato nullo per mancanza di forma scritta. Di fronte all'opposizione del Comune al pagamento, il professionista ha richiesto un indennizzo per arricchimento senza causa. La Corte d'Appello ha ritenuto tale domanda inammissibile. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che la domanda di arricchimento senza causa è pienamente ammissibile se proposta tempestivamente nella comparsa di costituzione durante il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo. La Suprema Corte ha quindi accolto il ricorso del professionista, cassando la decisione precedente e rinviando la causa per un nuovo esame.
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