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Art. 644 Codice Penale — Sezione Sesta Civile

Altri anni per Art. 644 Codice Penale

Nullità Fideiussione: Quando la Cassazione dichiara il ricorso inammissibile
Alcuni fideiussori hanno presentato ricorso in Cassazione contro una banca, contestando la validità delle fideiussioni per presunta usura e intese anticoncorrenziali. Essi chiedevano l'annullamento di un decreto ingiuntivo che li obbligava a pagare un debito di quasi un milione di euro. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I motivi addotti, come la nullità fideiussione per usura o intese illecite, sono stati ritenuti non sufficientemente specifici o sollevati tardivamente, essendo coperti da giudicato. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese legali e a una somma aggiuntiva per lite temeraria.
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Usura bancaria: vietato il cumulo tra interessi e mora
Un fideiussore ha impugnato il decreto ingiuntivo da centomila euro ottenuto da una società cessionaria del credito per due mutui bancari non rimborsati. Il garante ha contestato la violazione delle soglie legali e ha invocato l'accertamento di una presunta usura bancaria, sommando aritmeticamente gli interessi corrispettivi e gli interessi moratori. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del garante. I giudici hanno ribadito che la verifica del tasso usurario impone il rigoroso rispetto del principio di simmetria con i decreti ministeriali. La legge vieta il cumulo materiale tra tasso corrispettivo e tasso di mora, poiché i due importi assolvono a funzioni distinte. Il garante ha perso definitivamente la causa ed è stato condannato a rifondere le spese processuali.
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Nullità del contratto: la sproporzione non annulla la cessione
Un socio ha chiesto la nullità del contratto di cessione delle proprie quote societarie a un terzo, lamentando una forte sproporzione economica e la presunta mala fede della controparte, ipotizzando persino il reato di usura. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la semplice sproporzione economica tra le prestazioni e una generica mala fede non sono motivi sufficienti per determinare la nullità del contratto. Di conseguenza, il trasferimento delle quote rimane pienamente valido e il ricorrente è stato condannato a pagare le spese di giudizio.
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Interessi usurari nei contratti bancari: clienti sconfitti
I Correntisti hanno citato in giudizio La Banca contestando l'applicazione di interessi usurari nei contratti bancari di conto corrente e apertura di credito. I giudici di merito hanno rigettato la domanda, condannando i clienti a pagare il debito residuo. I Correntisti hanno proposto ricorso in Cassazione, lamentando un errato calcolo della commissione di massimo scoperto rispetto al tasso soglia dell'usura. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I ricorrenti non hanno confutato l'intera decisione della Corte d'Appello e hanno violato il principio di autosufficienza, non trascrivendo i passaggi chiave della perizia tecnica necessari a dimostrare l'effettivo superamento del tasso soglia. Di conseguenza, i Correntisti perdono la causa e devono pagare le spese processuali.
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Usura degli interessi moratori: la banca salva il suo credito
Un istituto di credito ha proposto opposizione allo stato passivo del fallimento di un'impresa per ottenere l'ammissione di un credito derivante da un mutuo garantito da ipoteca. Il Tribunale ha respinto la richiesta, ritenendo il mutuo interamente gratuito a causa del superamento del tasso soglia da parte degli interessi di mora. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della banca, stabilendo che l'eventuale usura degli interessi moratori non rende gratuito l'intero contratto. In base ai principi delle Sezioni Unite, se gli interessi moratori sono usurari, essi non sono dovuti nella misura pattuita, ma restano validi gli interessi corrispettivi lecitamente concordati. Inoltre, le penali non applicate non rilevano per il calcolo dell'usura. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Usura bancaria: polizze incluse nel calcolo del tasso
Un debitore ha contestato il tasso di un finanziamento con cessione del quinto, sostenendo la sussistenza di un'ipotesi di usura bancaria. Il Tribunale aveva escluso i costi assicurativi dal calcolo del tasso effettivo globale (TEG), seguendo le vecchie istruzioni della Banca d'Italia. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del debitore, stabilendo che tutti i costi collegati al credito, comprese le polizze assicurative, devono essere inclusi nel calcolo per verificare il superamento del tasso soglia. Le istruzioni amministrative non possono infatti derogare alla legge penale, che ha carattere omnicomprensivo. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Interessi usurari: il patteggiamento non salva il debitore
L'erede di un debitore ha impugnato un decreto ingiuntivo sostenendo che il debito originasse da interessi usurari pari al 10% mensile. A supporto della tesi, ha presentato una sentenza di patteggiamento penale emessa contro il creditore e vari assegni. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto l'opposizione, ritenendo insufficienti le prove fornite. La Corte di Cassazione ha confermato tale orientamento, dichiarando il ricorso inammissibile. Gli Ermellini hanno chiarito che la sentenza di patteggiamento non costituisce prova automatica nel processo civile e che il giudice di merito gode di piena autonomia nella valutazione delle prove. Inoltre, il ricorso è stato censurato per difetto di specificità, non avendo il ricorrente indicato con precisione la collocazione dei documenti citati nel fascicolo processuale. La decisione ribadisce il confine netto tra accertamento penale e civile in materia di interessi usurari.
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