La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un cittadino per i reati di invasione di terreni o edifici e deviazione di acque. L'imputato aveva recintato abusivamente un'area adiacente alla propria abitazione, arredandola con piante e vasi. La difesa sosteneva la mancanza di prove dirette, ma i giudici hanno ritenuto decisivi gli indizi: l'area era accessibile solo dalla sua proprietà e nessun altro aveva interesse a goderne. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando anche la confisca e la distruzione della recinzione abusiva in quanto corpo del reato, e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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