La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo accusato di frode informatica e intercettazione illecita di comunicazioni. La vittima aveva subito la clonazione della linea telefonica e il furto dei codici bancari. L'imputato sosteneva di non possedere competenze tecniche avanzate per hackerare i dispositivi e di essere solo il secondo destinatario dei bonifici, partito da un conto precedente. I giudici hanno respinto la linea difensiva. La presenza definitiva del denaro rubato sul conto dell'imputato rende irrilevante l'esecuzione materiale dell'attacco informatico. Il primo conto bancario rappresentava un semplice conto ponte aperto con documenti falsi. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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