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Art. 617-bis Codice Penale — Anno 2022

Altri anni per Art. 617-bis Codice Penale

Reati informatici: ricorso inammissibile, la Cassazione conferma la condanna
Un Lavoratore è stato condannato per reati informatici, specificamente ai sensi degli artt. 617-bis e 623-bis del codice penale. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la violazione di legge e vizi di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che i motivi fossero una mera riproposizione di argomenti già confutati e un tentativo di rivalutare i fatti, operazione non consentita nel giudizio di legittimità. Il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione boccia l’appello generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato un **ricorso inammissibile** presentato da un imputato, confermando la condanna per il reato di installazione di apparecchiature atte ad intercettare comunicazioni (art. 617-bis c.p.). L'imputato aveva impugnato la sentenza della Corte d'Appello, ma il suo ricorso è stato ritenuto generico. I giudici hanno spiegato che le motivazioni addotte erano astratte e non facevano riferimento specifico agli argomenti della condanna. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Sperona i carabinieri per fuggire: c’è resistenza a pubblico ufficiale
Il Conducente dell'autovettura tenta la fuga speronando violentemente un'auto dei carabinieri durante un controllo su strada. All'interno del veicolo le forze dell'ordine rinvengono attrezzi da scasso e dispositivi per intercettare le frequenze radio di servizio. I giudici di merito condannano l'uomo per resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento, possesso ingiustificato di chiavi alterate e installazione di apparecchiature per intercettazione. L'imputato presenta ricorso per cassazione sostenendo l'assenza di prove sulla sua piena consapevolezza del materiale illecito a bordo. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile e manifestamente infondato, confermando che la violenta manovra di speronamento alla guida dimostra pienamente la volontà colpevole e la perfetta conoscenza degli arnesi illeciti trasportati.
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Intercettazione abusiva: condanna anche se lo scanner è spento
Due soggetti sono stati condannati per aver installato in casa una ricetrasmittente scanner idonea a captare le comunicazioni radio delle forze dell'ordine. Gli imputati hanno proposto ricorso in Cassazione contestando la ricostruzione dei fatti. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha chiarito che l'intercettazione abusiva si configura come reato previsto dall'articolo 617-bis del codice penale anche se i dispositivi non sono stati attivati o non hanno funzionato. La norma, infatti, anticipa la tutela della riservatezza punendo i comportamenti preparatori idonei a ledere la segretezza delle comunicazioni. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Intercettazioni abusive: la radio sulla polizia costa la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un cittadino sorpreso con una radio amatoriale sintonizzata sulle frequenze della polizia e un'agenda contenente i relativi canali. L'imputato si era disfatto dello zaino con la radio durante un inseguimento. La difesa sosteneva che l'apparecchio fosse di libera vendita e non vi fosse prova di un'effettiva captazione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che il reato di intercettazioni abusive si configura come reato di pericolo. Per la sua consumazione basta la semplice installazione o predisposizione di strumenti idonei a captare le comunicazioni altrui, a prescindere dall'effettivo ascolto o funzionamento. L'unica eccezione è l'inidoneità assoluta del mezzo, esclusa in questo caso.
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