Un creditore ha concesso un prestito a un debitore. Per ottenere la restituzione della somma, ha minacciato di morte non solo il debitore, ma anche i suoi figli, soggetti del tutto estranei al debito. La Cassazione ha confermato la condanna per il reato di estorsione, respingendo la richiesta della difesa di riqualificare il fatto come esercizio arbitrario delle proprie ragioni. I giudici hanno chiarito che quando le minacce colpiscono familiari estranei al rapporto obbligatorio, si configura sempre il delitto di estorsione, poiché il creditore non vanta alcun diritto tutelabile verso terzi. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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