La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di due soggetti condannati per spaccio di lieve entità. Il primo imputato ha invocato la prescrizione del reato, maturata prima della sentenza di appello. I giudici hanno riscontrato che i fatti risalivano al marzo 2017 e che il termine massimo, considerate le sospensioni, era scaduto a gennaio 2025. Per questo motivo, la Suprema Corte ha annullato la condanna nei suoi confronti senza rinvio. Al contrario, il ricorso del secondo imputato è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha confermato la sua responsabilità sulla base di riconoscimenti fotografici e ha convalidato la recidiva, evidenziando i precedenti specifici e l'assenza di redditi leciti. Il secondo imputato dovrà pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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