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Art. 615-ter Codice Penale — Sezione Lavoro Civile

Altri anni per Art. 615-ter Codice Penale

Spia per la figlia: multa valida, la competenza procedimento disciplinare non cambia
Un dirigente pubblico ha ricevuto una multa di 500 euro per aver effettuato un accesso abusivo all'Anagrafe Tributaria per motivi personali legati alla figlia. Il dirigente ha contestato la sanzione, sostenendo che l'organo che l'aveva emessa non fosse quello corretto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale sulla competenza procedimento disciplinare: questa si determina in base alla sanzione massima prevista in astratto per la violazione (in questo caso anche il licenziamento), e non in base a quella, più lieve, concretamente applicata. Di conseguenza, la competenza era correttamente dell'Ufficio per i Procedimenti Disciplinari (UPD).
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Licenziamento disciplinare: stop agli accessi abusivi
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento disciplinare intimato a un dipendente di un ente pubblico per oltre duemila accessi abusivi ai sistemi informatici. La decisione si fonda sulla validità della prova presuntiva, derivante dalla sistematica mancanza di richieste formali degli utenti e dalle dichiarazioni rese dal lavoratore alla polizia giudiziaria. La Corte ha stabilito che la condotta, caratterizzata da dolo e violazione della privacy, integra una giusta causa di recesso, rendendo irrilevante l'eventuale estinzione del reato penale per prescrizione.
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Accesso illecito dati: licenziamento proporzionato
Una dipendente di un'azienda ospedaliera è stata licenziata per aver effettuato un accesso illecito ai dati sanitari dei propri vicini di casa per ragioni personali. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, ritenendo la condotta una violazione talmente grave del vincolo fiduciario da rendere proporzionata la massima sanzione disciplinare, anche in considerazione della natura sensibile delle informazioni consultate.
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Controllo email dipendenti: quando è illecito?
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, rigettando il ricorso di una società che aveva utilizzato le email personali di ex dipendenti come prova in una causa per concorrenza sleale. La Suprema Corte ha stabilito che l'accesso a caselle di posta elettronica personali, anche se configurate su server aziendali e protette da password, costituisce una violazione della privacy e un illegittimo controllo email dipendenti. Di conseguenza, le prove così ottenute sono state ritenute inutilizzabili nel processo, in quanto il controllo datoriale deve rispettare i principi di finalità, proporzionalità e previa informazione, non potendo tradursi in un monitoraggio massivo e indiscriminato.
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Dimissioni per giusta causa: la parola alla Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una lavoratrice che si era dimessa per giusta causa a seguito di una contestazione disciplinare da parte della sua banca. La Corte ha ribadito che la valutazione della giusta causa è un accertamento di fatto riservato ai giudici di merito e che una mera incolpazione disciplinare, se non lesiva della dignità, non è sufficiente a giustificare il recesso. Il ricorso è stato respinto anche per vizi procedurali, come la commistione di diversi motivi di impugnazione.
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