LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 615-ter Codice Penale — Anno 2023

Altri anni per Art. 615-ter Codice Penale

Accesso abusivo ad un sistema informatico: la condanna è definitiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per i reati di corruzione e accesso abusivo ad un sistema informatico. L'imputato aveva impugnato la sentenza della Corte d'Appello senza tuttavia contestare in modo specifico le motivazioni dei giudici di secondo grado. La Suprema Corte ha rilevato la totale genericità dei motivi di ricorso, che ignoravano completamente il percorso logico-giuridico della sentenza impugnata. Di conseguenza, i giudici hanno rigettato il ricorso, confermando la condanna penale e disponendo il pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Revisione della sentenza: l’assoluzione parziale non cancella l’estorsione
Due soggetti venivano condannati in via definitiva per tentata estorsione aggravata ai danni di un partner d'affari per recuperare un debito. Uno dei due, pubblico ufficiale, era accusato anche di accesso abusivo a sistema informatico per rintracciare la vittima, ma veniva assolto in un separato processo perch il fatto non sussiste. I condannati proponevano istanza di revisione della sentenza, sostenendo che l'assoluzione fosse incompatibile con la condanna per estorsione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che non vi alcuna incompatibilit oggettiva tra i fatti storici dei due giudizi. L'estorsione poteva infatti consumarsi a prescindere dall'accesso abusivo ai sistemi informatici. Di conseguenza, la richiesta di revisione della sentenza stata rigettata.
Continua »
Frode informatica: il proscioglimento si trasforma in processo
Il Tribunale di primo grado aveva dichiarato di non doversi procedere contro L'Imputato per i reati di accesso abusivo a sistema informatico e frode informatica, ritenendo necessaria la querela della vittima. L'Imputato aveva utilizzato abusivamente i codici di accesso della carta di credito della persona offesa. Il Procuratore Generale ha impugnato la decisione, sostenendo che la frode informatica, se commessa con furto o utilizzo indebito dell'identità digitale, sia procedibile d'ufficio. La Corte di Cassazione ha accolto la prospettiva dell'accusa, riqualificando il ricorso come appello e trasmettendo gli atti alla Corte d'Appello per il prosieguo del giudizio. Di conseguenza, la sentenza di proscioglimento viene annullata e il caso sarà riesaminato nel merito.
Continua »
Accesso abusivo a un sistema informatico: illecita la vendetta
Una dipendente di un centro estetico, dopo essere stata licenziata per aver rubato del denaro dalla cassa, ha utilizzato password carpite illegalmente per compiere un accesso abusivo a un sistema informatico contenente la contabilità riservata dell'attività. Il suo scopo era denunciare il lavoro nero alle autorità. La difesa ha chiesto il riconoscimento del reato continuato tra il furto e l'accesso abusivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che non esiste un unico disegno criminoso se il secondo reato viene ideato solo come reazione al licenziamento, evento non prevedibile al momento del primo furto. Inoltre, la Corte ha confermato la piena legittimità del potere del giudice di ammettere testimoni d'ufficio anche se indicati in liste tardive.
Continua »
Concordato in appello: l’accordo vincola e vieta i ricorsi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per truffa e accesso abusivo a sistema informatico. Il primo, un consulente finanziario, contestava l'utilizzo delle intercettazioni e la ricostruzione dell'accesso abusivo ai sistemi di Poste Italiane. La Corte ha chiarito che non è possibile richiedere una rivalutazione del merito in sede di legittimità. Il secondo ricorrente aveva concordato la pena in secondo grado tramite l'istituto del concordato in appello. Successivamente, ha impugnato la sentenza contestando la quantificazione della sanzione. I giudici hanno ribadito che il concordato in appello preclude la possibilità di contestare la misura della pena concordata, salvo il caso di pena illegale. Entrambi i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Sequestro probatorio nullo: la Cassazione ordina la restituzione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un cittadino contro il sequestro probatorio del proprio materiale informatico, disposto nell'ambito di un'indagine per accesso abusivo a sistema informatico e rivelazione di segreto d'ufficio. Il Pubblico Ministero aveva motivato il provvedimento richiamando semplicemente una nota dei Carabinieri, senza descrivere i fatti né spiegare il nesso tra i beni sequestrati e i reati ipotizzati. La Suprema Corte ha stabilito che il decreto di sequestro probatorio è nullo se privo di una motivazione autonoma e concreta sul fumus commissi delicti. Di conseguenza, i giudici hanno annullato l'ordinanza del Tribunale del Riesame e ordinato l'immediata restituzione dei beni all'interessato.
Continua »
Frode informatica e giochi online: assolto per mancanza di prove
Il Procuratore Generale ha impugnato l'assoluzione di un imputato accusato di accesso abusivo a sistema informatico e frode informatica. Secondo l'accusa, l'imputato avrebbe sottratto denaro dal conto postale della vittima sfidandola a giochi online in cui la vittima perdeva sistematicamente. La Corte d'Appello ha assolto l'imputato per insufficienza di prove, non essendoci certezza che fosse lui a giocare. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore. I giudici di legittimità hanno confermato la logicità della decisione d'appello e hanno rilevato che i reati erano comunque ormai estinti per prescrizione prima del deposito del ricorso, facendo così venire meno l'interesse concreto all'impugnazione da parte della pubblica accusa. L'assoluzione dell'imputato è quindi definitiva.
Continua »
Truffa aggravata: badge falsi e condanna per il dipendente
Un dipendente pubblico è stato condannato per truffa aggravata, accesso abusivo a sistema informatico e alterazione delle presenze. Il Lavoratore modificava gli orari di ingresso e uscita tramite script informatici installati sui propri computer, facendo risultare ore di lavoro mai prestate per ottenere uno stipendio più alto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del dipendente, confermando la condanna penale. I giudici hanno chiarito che l'accesso al sistema informatico dell'ente con le proprie credenziali, ma per scopi illeciti ed estranei al servizio, configura il reato di accesso abusivo. Inoltre, la violazione dell'orario di lavoro arreca un danno immediato all'amministrazione, integrando pienamente il reato di truffa aggravata.
Continua »
Accesso abusivo a sistema informatico: bancomat e prescrizione
L'Imputato era stato condannato per aver installato uno skimmer e una microcamera su uno sportello bancomat di un istituto di credito privato, configurando il reato di accesso abusivo a sistema informatico aggravato dalla natura pubblica del sistema. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'installazione di tali dispositivi integra il reato, ma ha escluso l'aggravante dell'interesse pubblico. Uno sportello bancomat di una banca privata, infatti, non svolge una funzione pubblica. Di conseguenza, esclusa l'aggravante, il reato è stato dichiarato estinto per prescrizione.
Continua »
Accesso abusivo a un sistema informatico: scontro sul cloud
Due dipendenti creano uno spazio cloud per agevolare il lavoro aziendale, usando un'email dell'ufficio ma conservando le password. Dopo essersi licenziati per fondare una propria attività, modificano l'indirizzo email associato all'account, impedendo l'accesso al vecchio datore di lavoro. Condannati nei primi gradi, la Cassazione accoglie il loro ricorso. La Suprema Corte stabilisce che per configurare il reato di accesso abusivo a un sistema informatico occorre chiarire con precisione chi sia il reale titolare dello spazio virtuale. Se lo spazio apparteneva in via esclusiva ai lavoratori, che lo avevano solo temporaneamente concesso in uso, la modifica delle credenziali non costituisce reato. La sentenza viene quindi annullata con rinvio per un nuovo esame.
Continua »
Accesso abusivo a sistema informatico: condanna valida nel dubbio
Il ricorrente è stato condannato per il reato di accesso abusivo a sistema informatico. Egli ha proposto ricorso in Cassazione lamentando che l'applicazione dell'articolo 615 ter del codice penale costituisse un mutamento giurisprudenziale sfavorevole e imprevedibile (overruling in malam partem), basato su una decisione delle Sezioni Unite del 2017 successiva al fatto. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che non vi è violazione del principio di irretroattività quando la decisione giurisprudenziale, sebbene sfavorevole, risulti comunque prevedibile. La presenza di un contrasto giurisprudenziale precedente esclude infatti l'imprevedibilità della scelta interpretativa più rigorosa. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Accesso abusivo a sistema informatico: finto legale condannato
Un professionista ha finto di essere il difensore di fiducia di una donna per convincere un'assistente giudiziaria a consultare i registri informatici della Procura. L'assistente ha così effettuato ricerche su eventuali indagini a carico della donna. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna del professionista per il reato di accesso abusivo a sistema informatico in concorso con l'errore determinato dall'altrui inganno. I giudici hanno chiarito che l'accesso è abusivo anche se compiuto da un soggetto abilitato, qualora avvenga per finalità estranee a quelle d'ufficio. Inoltre, l'eventuale negligenza del pubblico ufficiale nel verificare l'identità del richiedente non esclude la responsabilità penale di chi ha ordito l'inganno, il quale risponde del reato come autore mediato. Il ricorso è stato rigettato.
Continua »
Accesso abusivo a sistema informatico: la confessione basta
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due soggetti accusati di accesso abusivo a sistema informatico in concorso tra loro. Uno dei ricorrenti, un avvocato, contestava l'estensione dell'aggravante specifica del ruolo di pubblico ufficiale rivestito dal coimputato. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, ribadendo che la confessione spontanea e attendibile è sufficiente a fondare la condanna anche senza riscontri esterni. Inoltre, l'aggravante soggettiva legata alla qualifica di pubblico ufficiale si estende al complice che ne era a conoscenza o che avrebbe dovuto conoscerla con l'ordinaria diligenza. L'inammissibilità del ricorso impedisce anche di far valere la prescrizione del reato maturata successivamente. Di conseguenza, i ricorrenti perdono la causa e sono condannati al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
Continua »
Maresciallo corrotto: l’agevolazione mafiosa scatta anche senza dolo
Un Maresciallo dei Carabinieri è stato accusato di corruzione per aver ricevuto pagamenti mensili da un soggetto legato a un clan camorristico. In cambio, forniva informazioni riservate e ometteva controlli. La Corte di Cassazione ha confermato la misura degli arresti domiciliari, ritenendo provato il rapporto corruttivo stabile. La sentenza ha stabilito un principio fondamentale sull'aggravante agevolazione mafiosa: fornire informazioni a un membro di un clan aiuta oggettivamente l'associazione criminale, integrando l'aggravante. Non è necessario che il pubblico ufficiale abbia l'intenzione specifica di favorire il clan. Il ricorso del Maresciallo è stato dichiarato inammissibile.
Continua »
Fuga di notizie: Ufficiale condannato per segreti d’ufficio
Un Ufficiale dei Carabinieri è stato condannato in via definitiva per accesso abusivo a sistema informatico e per la successiva rivelazione di segreti d'ufficio. L'Ufficiale aveva chiesto a un suo sottoposto di inviargli gli screenshot di una trascrizione di intercettazioni riservate, per poi comunicarne il contenuto a un terzo soggetto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'imputato, confermando la sua colpevolezza. I giudici hanno ritenuto pienamente credibili le accuse del sottoposto, perché supportate da riscontri oggettivi come i contatti telefonici. La sentenza stabilisce che la richiesta e la successiva divulgazione di informazioni coperte da segreto investigativo integrano pienamente il reato di rivelazione di segreti d'ufficio.
Continua »
Accesso abusivo: Poliziotto condannato per spionaggio al collega
Un funzionario di polizia è stato condannato per accesso abusivo a sistema informatico. Aveva utilizzato le sue credenziali per entrare nella banca dati delle forze dell'ordine e consultare la propria posizione e quella di un collega, con cui aveva avuto un litigio. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo un principio chiaro: anche chi possiede le password per entrare in un sistema commette reato se lo fa per scopi personali e non per ragioni di servizio. La finalità dell'accesso è decisiva per stabilirne la liceità.
Continua »
Indebito utilizzo carte di credito: condannato anche il complice
Una donna si appropriava illecitamente di carte di pagamento e le utilizzava per prelevare somme di denaro, trasferendone una parte cospicua a un complice. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per entrambi per il reato di indebito utilizzo di carte di credito. I giudici hanno respinto le difese del complice, il quale sosteneva di non aver partecipato attivamente. Secondo la Corte, ricevere una somma ingente senza una causa lecita dimostra la piena consapevolezza e partecipazione al reato. Gli appelli sono stati dichiarati inammissibili, rendendo la condanna definitiva.
Continua »
Frode informatica: arresti annullati se il pericolo di reiterazione è solo ipotetico
Un dipendente comunale, già sospeso dal servizio per operazioni anomale sui database dei tributi locali, si vede applicare anche gli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha annullato quest'ultima misura, ritenendola sproporzionata. Secondo la Corte, il **pericolo di reiterazione del reato** non era né concreto né attuale, dato che i fatti erano risalenti, l'impiegato aveva confessato ed era già stato allontanato dall'ufficio. La sentenza stabilisce che le misure cautelari devono basarsi su una valutazione rigorosa della situazione attuale e non su mere supposizioni, specialmente se misure meno afflittive sono già state adottate e sono sufficienti a contenere i rischi.
Continua »
Rivelazione di segreto d’ufficio: Finanziere condannato per un favore
Un sottufficiale della Guardia di Finanza è stato condannato per accesso abusivo a sistema informatico e per rivelazione di segreto d'ufficio. Aveva consultato l'anagrafe tributaria per ottenere informazioni su due veicoli, comunicandole poi a un amico. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, respingendo il ricorso del militare. I giudici hanno stabilito che l'informazione è segreta quando la sua divulgazione avviene al di fuori dei canali ufficiali e a persone non autorizzate, anche se i dati potrebbero essere ottenuti in altro modo. La Corte ha inoltre escluso la non punibilità per 'particolare tenuità del fatto', data la reiterazione della condotta. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese.
Continua »
Furto Identità Digitale: Processo anche senza querela della vittima
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale in materia di frode informatica. Due soggetti, accusati di essere entrati nel conto online di una persona usando le sue credenziali, non potevano beneficiare della remissione di querela della vittima. La Corte ha chiarito che l'uso di credenziali private, come quelle dell'home banking, integra l'aggravante del 'furto di identità digitale'. Questa circostanza rende il reato di frode informatica procedibile d'ufficio. Di conseguenza, lo Stato deve perseguire i colpevoli indipendentemente dalla volontà della persona offesa. Il processo, precedentemente archiviato, deve quindi proseguire.
Continua »