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Art. 609-septies Codice Penale — Anno 2025

Altri anni per Art. 609-septies Codice Penale

Minore gravità violenza sessuale: quando si esclude?
La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza d'appello che aveva concesso l'attenuante della minore gravità in un caso di violenza sessuale ai danni di una minore. L'imputato, tramite minacce di diffondere immagini intime, aveva costretto la vittima a compiere atti di autoerotismo e a inviargli i video. Secondo la Suprema Corte, la presenza di elementi di particolare gravità come la minore età della vittima, la reiterazione delle minacce e la coartazione a produrre materiale pedopornografico, esclude categoricamente l'applicazione dell'attenuante per minore gravità violenza sessuale. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile.
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Ricorso inammissibile: Cassazione su violenza sessuale
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una condanna per violenza sessuale e maltrattamenti. I motivi sono stati giudicati generici, volti a una rivalutazione dei fatti e basati su questioni non sollevate in appello. La Corte ha confermato che la violenza reiterata esclude l'attenuante della minore gravità e che la connessione con il reato di maltrattamenti rende la violenza sessuale procedibile d'ufficio, superando la questione della querela.
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Travisamento della prova: la Cassazione annulla condanna
Un uomo, assolto in primo grado dall'accusa di violenza sessuale ma condannato per stalking e lesioni, viene condannato per tutti i reati in appello. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna per violenza sessuale a causa di un 'travisamento della prova'. La Corte d'Appello aveva ignorato prove decisive, come i tabulati telefonici che collocavano l'imputato a centinaia di chilometri di distanza al momento del fatto. La Cassazione ha ribadito che per ribaltare un'assoluzione è necessaria una motivazione rafforzata che confuti specificamente le prove a discarico.
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Credibilità del minore: la Cassazione decide su abusi
Un uomo è stato condannato per violenza sessuale e maltrattamenti ai danni della giovane sorellastra. La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso, concentrandosi sulla credibilità del minore e sulla prescrizione del reato. La Corte ha confermato la condanna per violenza sessuale, ritenendo attendibile la testimonianza della vittima nonostante le obiezioni della difesa, ma ha annullato la condanna per maltrattamenti a causa della prescrizione, riducendo di conseguenza la pena finale.
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Procedibilità a querela: furto e Riforma Cartabia
La Corte di Cassazione annulla parzialmente una condanna per furto aggravato a causa della Riforma Cartabia. La sentenza chiarisce che la nuova norma sulla procedibilità a querela si applica retroattivamente. Di conseguenza, in assenza di una querela formale per un reato commesso prima della riforma, l'azione penale diventa improcedibile e la condanna viene annullata.
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Contestazione suppletiva: il PM può modificare l’accusa
La Corte di Cassazione ha stabilito che il pubblico ministero può procedere a una contestazione suppletiva di una circostanza aggravante per superare il difetto di querela, anche dopo la scadenza del termine concesso alla persona offesa dalla Riforma Cartabia. Il caso riguardava un furto di energia elettrica, dove il giudice di primo grado aveva prosciolto l'imputato per mancanza di querela, ritenendo tardiva la contestazione dell'aggravante della destinazione a pubblico servizio. La Cassazione ha annullato la sentenza, affermando che il potere del PM di adeguare l'imputazione ai fatti precede la verifica sulla condizione di procedibilità, salvaguardando così l'azione penale per reati che mantengono una rilevanza pubblica.
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Mancanza di querela: furto improcedibile, caso chiuso
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per furto aggravato a causa della mancanza di querela da parte della persona offesa. La decisione si fonda sull'applicazione retroattiva della Riforma Cartabia (D.Lgs. 150/2022), che ha modificato il regime di procedibilità per tale reato, rendendolo perseguibile solo su richiesta della vittima. Poiché la vittima aveva sporto solo una denuncia senza manifestare volontà di punizione, e non è mai pervenuta una querela formale, il reato è stato dichiarato improcedibile, chiudendo definitivamente il caso.
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Maltrattamenti in famiglia: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato in primo e secondo grado per maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale e atti persecutori ai danni della consorte. La difesa contestava la valutazione delle prove, sostenendo l'insussistenza della soggezione psicologica della vittima e la contraddittorietà delle testimonianze. La Suprema Corte ha ribadito che, in presenza di una "doppia conforme" (due sentenze di merito uguali), il suo giudizio è limitato alla verifica della logicità della motivazione, senza poter riesaminare i fatti. La condanna a sei anni di reclusione è stata quindi confermata, ritenendo le motivazioni della Corte d'Appello coerenti e prive di vizi logici.
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