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Art. 609-bis Codice Penale — Sezione Quarta Penale

Altri anni per Art. 609-bis Codice Penale

Custodia cautelare in carcere: il tempo non cancella il pericolo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato contro il diniego di revoca della custodia cautelare in carcere. L'Imputato, condannato in primo grado a oltre otto anni per traffico di stupefacenti ma assolto dal reato associativo, chiedeva la sostituzione della misura con gli arresti domiciliari, valorizzando il tempo trascorso in detenzione. La Suprema Corte ha chiarito che il mero decorso del tempo non attenua automaticamente le esigenze cautelari. Nel caso specifico, la spiccata pericolosità sociale del soggetto, desunta da una recidiva specifica e da un'altra condanna per violenza sessuale, giustifica il mantenimento della misura di massimo rigore, escludendo l'adeguatezza del braccialetto elettronico.
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Ingiusta detenzione: indennizzo anche dopo espulsione
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto all'indennizzo per ingiusta detenzione a favore di un cittadino straniero la cui custodia cautelare si era protratta oltre i termini di legge. Nonostante il procedimento penale si fosse concluso con una sentenza di non luogo a procedere dovuta all'espulsione amministrativa dell'indagato, i giudici hanno stabilito che tale esito non preclude la riparazione. La Corte ha inoltre chiarito che il silenzio dell'indagato o la richiesta tardiva di scarcerazione non configurano colpa grave, restando in capo all'autorità giudiziaria l'obbligo di vigilare sulla scadenza dei termini.
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Reformatio in peius: no a misure di sicurezza più gravi
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31840/2023, ha stabilito un principio fondamentale sul divieto di reformatio in peius. Nel caso di un uomo condannato per violenza sessuale su minore, la Corte ha annullato l'aumento della durata di una misura di sicurezza imposto dalla Corte d'Appello in sede di rinvio. La Cassazione ha chiarito che, se l'appello è proposto solo dall'imputato, il nuovo giudizio non può portare a una sanzione, inclusa la misura di sicurezza, più grave di quella decisa nella sentenza annullata, respingendo invece gli altri motivi di ricorso relativi alla valutazione della prova.
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Credibilità vittima: la rinnovazione della prova
La Corte di Cassazione conferma la condanna per abusi su minore, dichiarando inammissibile il ricorso dell'imputato. La sentenza stabilisce che la rinnovazione della prova in appello è obbligatoria solo per le testimonianze decisive per l'assoluzione in primo grado. La valutazione della credibilità della vittima, se supportata da un quadro probatorio complessivo e coerente, come messaggi auto-incriminanti, spetta ai giudici di merito e non è sindacabile in sede di legittimità, anche in presenza di piccole incongruenze su dettagli secondari.
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Pena illegale: la Cassazione fa chiarezza
Un individuo, condannato per stalking e violenza sessuale, si è visto estinguere il reato di stalking in seguito a remissione di querela. La Corte d'Appello, nel ricalcolare la pena per la sola violenza sessuale, ha irrogato una sanzione inferiore al minimo di legge, nel tentativo di rispettare il divieto di peggioramento della pena in appello (reformatio in peius). La Cassazione ha rigettato il successivo ricorso dell'imputato, che chiedeva un'ulteriore riduzione, definendo la sanzione già applicata come "pena illegale" in quanto al di sotto del minimo edittale. La Corte ha stabilito che, pur in presenza del divieto di reformatio in peius, la pena non può mai scendere sotto la soglia minima prevista dalla legge per quel reato.
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Inferiorità psichica: Cassazione su violenza sessuale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per violenza sessuale aggravata a carico di uno zio, respingendo la richiesta di derubricazione a un reato meno grave. La decisione si fonda sul concetto di 'inferiorità psichica' della nipote quattordicenne. La vittima, in una situazione di fragilità emotiva e isolamento familiare, non era in grado di opporre un consenso libero e consapevole, subendo così l'induzione da parte dello zio. La Corte ha stabilito che la sua condizione di vulnerabilità è stata sfruttata per compiere gli abusi, configurando il più grave reato di violenza sessuale per induzione.
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Reformatio in peius: no pena grave per reato satellite
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello per violazione del divieto di reformatio in peius. In un caso di abusi sessuali continuati, il giudice del rinvio aveva aumentato la pena per uno dei reati 'satellite' rispetto a quanto stabilito nella precedente sentenza, pur diminuendo la pena complessiva. La Cassazione ha ribadito che questo non è consentito, poiché il divieto di peggioramento si applica a ogni singola componente della sanzione e non solo al totale finale.
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Reato continuato: la pena base secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per esercizio abusivo dell'attività di parcheggiatore, il quale contestava il calcolo della pena per il reato continuato. La Corte ha confermato la legittimità della decisione della Corte d'Appello di individuare come reato più grave, e quindi come pena-base, una violazione diversa e più severamente punita rispetto a quella usata in precedenti sentenze irrevocabili. È stato inoltre confermato il diniego della sospensione condizionale della pena, data la pluralità di precedenti specifici.
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