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Art. 609-bis Codice Penale

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Attendibilità persona offesa: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per atti persecutori e violenza sessuale ai danni dell'ex compagna. La sentenza ribadisce i principi sulla valutazione dell'attendibilità della persona offesa, sottolineando come la sua testimonianza, se ritenuta intrinsecamente credibile e coerente, non necessiti di riscontri esterni per fondare una condanna. Il ricorso, che mirava a una rivalutazione dei fatti e della credibilità della vittima, è stato respinto in quanto le motivazioni della Corte d'appello sono state giudicate logiche e prive di vizi.
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Reato continuato: la pena base secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per esercizio abusivo dell'attività di parcheggiatore, il quale contestava il calcolo della pena per il reato continuato. La Corte ha confermato la legittimità della decisione della Corte d'Appello di individuare come reato più grave, e quindi come pena-base, una violazione diversa e più severamente punita rispetto a quella usata in precedenti sentenze irrevocabili. È stato inoltre confermato il diniego della sospensione condizionale della pena, data la pluralità di precedenti specifici.
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Divieto prevalenza attenuanti e rapina: parola alla Consulta
Un uomo condannato per rapina ottiene l'attenuante per la lieve entità del fatto. Tuttavia, la pena non può essere ridotta a causa del divieto di prevalenza delle attenuanti sulla recidiva qualificata. La Corte di Cassazione, ravvisando un potenziale contrasto con i principi di proporzionalità e rieducazione della pena, ha sollevato una questione di legittimità costituzionale, sospendendo il giudizio e rimettendo gli atti alla Corte Costituzionale.
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Maltrattamenti in famiglia: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato in primo e secondo grado per maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale e atti persecutori ai danni della consorte. La difesa contestava la valutazione delle prove, sostenendo l'insussistenza della soggezione psicologica della vittima e la contraddittorietà delle testimonianze. La Suprema Corte ha ribadito che, in presenza di una "doppia conforme" (due sentenze di merito uguali), il suo giudizio è limitato alla verifica della logicità della motivazione, senza poter riesaminare i fatti. La condanna a sei anni di reclusione è stata quindi confermata, ritenendo le motivazioni della Corte d'Appello coerenti e prive di vizi logici.
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Attendibilità persona offesa: la conferma della condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a sei anni di reclusione per il reato di violenza sessuale. Il ricorso dell'imputato, basato principalmente sulla presunta inattendibilità della persona offesa e sulla richiesta di attenuanti, è stato respinto. La Corte ha ribadito che, in caso di "doppia conforme", le sentenze di primo e secondo grado costituiscono un unico corpo motivazionale. L'attendibilità della persona offesa è stata confermata da riscontri oggettivi e dalla coerenza del racconto, rendendo irrilevanti le piccole contraddizioni e la testimonianza della difesa, giudicata inattendibile.
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Fatto di minore gravità: no sconti per abusi in famiglia
La Cassazione ha confermato la condanna per violenza sessuale a un padre che abusava della figlia. Rigettata l'ipotesi del fatto di minore gravità, data la fragilità della vittima e la violazione del dovere genitoriale, elementi ostativi alla concessione dell'attenuante.
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Credibilità vittima: Cassazione conferma condanna
Un uomo è stato condannato per maltrattamenti, lesioni, violenza sessuale e atti persecutori ai danni della moglie. Nel ricorso per Cassazione ha contestato principalmente l'attendibilità della testimonianza della donna. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna e ribadendo il principio fondamentale sulla credibilità vittima: le sue dichiarazioni possono essere l'unica fonte di prova, purché la loro attendibilità sia vagliata con particolare rigore. I giudici hanno ritenuto i motivi del ricorso generici e una mera riproposizione di argomenti già respinti nei gradi precedenti.
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Misura cautelare: quando è legittima in carcere?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato, accusato di reati di natura sessuale, che chiedeva la sostituzione della misura cautelare in carcere con una meno afflittiva per seguire un percorso psicoterapeutico. La Corte ha confermato la decisione, sottolineando che per tali reati vige una presunzione di adeguatezza del carcere. Gli elementi presentati, come il percorso terapeutico e la condanna in primo grado a 12 anni, non sono stati ritenuti sufficienti a superare l'elevato rischio di recidiva, anzi, la condanna rafforza le esigenze cautelari.
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Attendibilità dichiarazioni vittima: il caso Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per maltrattamenti e violenza sessuale ai danni della coniuge. La sentenza ribadisce un principio fondamentale: l'attendibilità delle dichiarazioni della vittima, se valutata con particolare rigore dal giudice, può costituire da sola la prova del reato, senza necessità di riscontri esterni. La Corte ha inoltre specificato che in un contesto di violenza abituale, l'assenza di un esplicito dissenso non può essere interpretata come consenso, poiché la libertà di autodeterminazione della vittima è compromessa dal clima di intimidazione.
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Attendibilità vittima minorenne: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma la condanna per violenza sessuale su minore, dichiarando inammissibile il ricorso dell'imputato. La sentenza sottolinea come l'attendibilità della vittima minorenne, pur con limiti cognitivi, sia validamente sostenuta da riscontri esterni precisi, come la testimonianza della sorella che ha raccolto le prime confidenze. Viene così stabilito un importante principio sulla valutazione della prova in casi delicati.
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Liquidazione compensi avvocato: l’errore si corregge
Un avvocato omette per errore di richiedere i compensi per la fase delle indagini preliminari in un caso di patrocinio a spese dello Stato. Il GIP rigetta la successiva richiesta correttiva, ma il Tribunale di Torino accoglie l'opposizione. La sentenza stabilisce che una mera svista non costituisce rinuncia al diritto al compenso. Questo caso chiarisce che è possibile integrare una richiesta di liquidazione compensi avvocato se l'omissione è frutto di un errore palese e non di una volontà di rinuncia.
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