La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una proprietaria condannata per abuso edilizio. La donna aveva realizzato diversi interventi edilizi abusivi (tra cui tramezzature, una rampa e una piscina) su un immobile già colpito da un ordine di demolizione non eseguito, in zona sismica e senza autorizzazioni. La ricorrente contestava la validità della notifica dell'atto di citazione, consegnato al fratello, e chiedeva la prescrizione dei reati o l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha chiarito che la notifica al fratello è valida e che i nuovi lavori su un'opera abusiva ereditano l'illegittimità della struttura principale. Di conseguenza, la condanna a nove mesi di arresto e 15.000 euro di ammenda è stata confermata, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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