Un ristoratore in difficoltà economiche ha ricevuto un prestito di 3.000 euro, con l'accordo di restituirne 3.300 dopo due mesi, pari a un tasso usurario del 60% annuo. Non riuscendo a pagare nei termini, il debito è passato dall'intermediario al reale finanziatore, il quale ha preteso ulteriori interessi per il ritardo e trattenuto un assegno in garanzia. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di usura a carico del finanziatore. I giudici hanno chiarito che il reato di usura si consuma al momento della pattuizione degli interessi illeciti, indipendentemente dall'effettivo pagamento. Inoltre, le dichiarazioni della vittima sono state ritenute pienamente attendibili anche senza riscontri esterni, poiché lineari e coerenti. Il ricorso del finanziatore è stato quindi rigettato.
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