Un dipendente pubblico, incaricato di verificare il servizio di nettezza urbana, ha utilizzato l'auto di servizio per scopi personali. L'uomo si è recato in un altro comune per fare acquisti e sbrigare commissioni private, sottraendo il veicolo per un lungo periodo. Accusato del reato di peculato d'uso, il lavoratore ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che la sua condotta fosse priva di reale gravità (inoffensiva). La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che l'uso personale dell'auto di servizio integra il reato, respingendo la tesi difensiva. Di conseguenza, il dipendente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »