La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale a dieci mesi di reclusione nei confronti del reale gestore di una ditta individuale per frode fiscale e occultamento di scritture contabili. L'imputato si difendeva sostenendo di non rivestire cariche legali e che l'attività appartenesse formalmente a un parente. I giudici hanno invece ribadito la responsabilità come amministratore di fatto, provata dalla gestione diretta dei rapporti con banche, clienti e fornitori. La Suprema Corte ha inoltre escluso l'assorbimento tra i due reati tributari: la dichiarazione fraudolenta punisce l'inganno al Fisco al momento dell'invio della dichiarazione, mentre l'occultamento dei documenti è un illecito permanente che mira a impedire i controlli. Infine, i giudici hanno respinto la richiesta di sospensione condizionale della pena, mai domandata nel giudizio di appello.
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