La Corte di Cassazione ha confermato il diniego affidamento in prova a un uomo condannato per reati di pornografia minorile. Nonostante alcuni elementi favorevoli, come informative positive della Questura, i giudici hanno dato maggior peso alla valutazione della personalità del condannato. La sua mancanza di autocritica, l'atteggiamento manipolatorio e la tendenza a nascondere il suo passato sono stati considerati indicatori di un elevato rischio di commettere nuovi reati. La Corte ha stabilito che la valutazione discrezionale del Tribunale di Sorveglianza era logica e ben motivata, basata su un'analisi completa della persona e non solo su singoli documenti. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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