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Art. 6 Codice Penale — Sezione Terza Penale

Altri anni per Art. 6 Codice Penale

Esportazione illecita di beni culturali: sequestro in Belgio
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di 775 reperti archeologici italiani trovati in Belgio a casa di un cittadino straniero. L'indagato contestava la giurisdizione italiana e la mancanza di prove sul suo coinvolgimento diretto. I giudici hanno stabilito che per il reato di esportazione illecita di beni culturali la giurisdizione italiana sussiste se anche solo una parte dell'azione, come la partenza dei beni da Foggia, avviene in Italia. Inoltre, il sequestro preventivo richiede solo il sospetto concreto del reato e non la prova schiacciante della colpevolezza. Il ricorso stato dichiarato inammissibile e il sequestro confermato.
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Importazione di sostanze stupefacenti: condanna senza consegna
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di diversi soggetti condannati per associazione a delinquere e importazione di sostanze stupefacenti. Il caso riguardava un traffico internazionale di cocaina dal Sud America all'Italia. La Suprema Corte ha chiarito che la giurisdizione italiana sussiste anche se solo una parte minima della condotta organizzativa avviene in Italia. Inoltre, ha stabilito che il reato di importazione di sostanze stupefacenti si consuma con il semplice accordo tra le parti, purché vi sia certezza sulla disponibilità della droga, senza necessità di una consegna fisica. La Corte ha rigettato quasi tutti i ricorsi, confermando le condanne, tranne quello di un trasportatore, annullato con rinvio limitatamente alla mancata concessione delle attenuanti generiche.
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Partecipazione ad associazione per delinquere: condanna senza ruolo formale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di due persone per la loro stabile partecipazione ad un'associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di droga. La sentenza stabilisce un principio chiave: per provare la colpevolezza non è necessaria un'investitura formale nel gruppo. È sufficiente dimostrare che l'imputato ha fornito un contributo concreto, consapevole e funzionale agli scopi dell'organizzazione criminale. I giudici hanno ritenuto provato il loro stabile inserimento nel gruppo attraverso intercettazioni, servizi di osservazione e dichiarazioni. La Corte ha respinto i ricorsi degli imputati, rendendo la condanna definitiva e confermando la giurisdizione italiana, dato che parte delle attività illecite si svolgevano sul territorio nazionale.
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Ne bis in idem: non vale tra Italia e stati extra-UE
La Corte di Cassazione ha stabilito che il principio del 'ne bis in idem' (divieto di doppio processo) non si applica se una persona è già stata giudicata in uno Stato non membro dell'Unione Europea, come l'Albania, per lo stesso reato. In un caso di traffico internazionale di stupefacenti, la Corte ha confermato la condanna emessa in Italia, affermando la prevalenza del principio di territorialità della legge penale in assenza di specifici accordi internazionali. La sentenza è stata ritenuta congrua e ben motivata.
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Sequestro preventivo: quando è legittimo in Italia?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società statunitense contro un sequestro preventivo di un ingente credito IVA fittizio. La Corte ha stabilito la piena giurisdizione italiana, dato che la condotta criminale era interamente radicata in Italia. Inoltre, ha confermato la legittimità del sequestro, evidenziandone la duplice natura, sia impeditiva (per prevenire ulteriori reati) che finalizzata alla confisca, rendendo irrilevanti le contestazioni sulla buona fede del terzo proprietario.
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Merci in transito: no reato per segni mendaci
La Corte di Cassazione ha confermato l'assoluzione della legale rappresentante di una società estera accusata del reato di vendita di prodotti con segni mendaci (art. 517 c.p.). La merce, un ingente carico di accendini con marchi ingannevoli, si trovava in un porto italiano ma era destinata a un altro paese estero. La Corte ha stabilito che le merci in transito non configurano il reato, in quanto la condotta punibile di "messa in circolazione" richiede che i prodotti siano destinati al mercato italiano, e non semplicemente in passaggio sul territorio nazionale.
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