La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di diversi soggetti condannati per associazione a delinquere e importazione di sostanze stupefacenti. Il caso riguardava un traffico internazionale di cocaina dal Sud America all'Italia. La Suprema Corte ha chiarito che la giurisdizione italiana sussiste anche se solo una parte minima della condotta organizzativa avviene in Italia. Inoltre, ha stabilito che il reato di importazione di sostanze stupefacenti si consuma con il semplice accordo tra le parti, purché vi sia certezza sulla disponibilità della droga, senza necessità di una consegna fisica. La Corte ha rigettato quasi tutti i ricorsi, confermando le condanne, tranne quello di un trasportatore, annullato con rinvio limitatamente alla mancata concessione delle attenuanti generiche.
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