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Art. 595 Codice Penale — Sezione Sesta Civile

Altri anni per Art. 595 Codice Penale

Diffamazione a mezzo stampa: l’imprenditore vince contro il giornale
Un articolo di giornale ha accusato un imprenditore di essere un evasore fiscale, basandosi sulle dichiarazioni della sua ex moglie. Questa accusa si è rivelata falsa. L'imprenditore ha citato in giudizio la società editrice, il direttore e la giornalista per diffamazione a mezzo stampa. Dopo un primo grado sfavorevole, la Corte d'Appello ha condannato i responsabili al risarcimento del danno non patrimoniale. La Corte di Cassazione ha confermato questa condanna. Ha ritenuto che l'articolo non rispettasse i requisiti di verità e pertinenza, elementi essenziali per il legittimo esercizio del diritto di cronaca. La notizia riguardava fatti privati e l'accusa di evasione era infondata.
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Articolo contro politico: condanna a 5.000€ per diffamazione
Un cittadino pubblica un articolo ritenuto offensivo nei confronti di un funzionario pubblico. La Cassazione ha confermato la sua condanna al risarcimento del danno per diffamazione, stabilendo un importo di 5.000 euro. Secondo i giudici, anche nel contesto di un aspro dibattito politico, l'insinuazione che il funzionario avrebbe meritato il licenziamento ha superato i limiti del diritto di critica, ledendo la sua reputazione. La decisione finale sottolinea che la notorietà della vittima e la diffusione a mezzo stampa sono elementi chiave per quantificare il danno. L'autore dell'articolo ha perso la causa e dovrà sostenere anche le spese legali.
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Diffamazione a mezzo stampa: critica lecita o insinuazione?
Una persona viene condannata a risarcire i danni per aver diffuso dichiarazioni lesive della reputazione di un'altra tramite un articolo di giornale. La Corte di Cassazione conferma la condanna per diffamazione a mezzo stampa, stabilendo un principio chiaro: il diritto di critica non protegge chi usa toni allusivi, insinuazioni e drammatizzazioni artificiose. Tali modalità espressive superano la critica legittima e diventano un attacco personale illecito. La Corte ha inoltre precisato che la responsabilità per le dichiarazioni è personale, anche se rese nell'interesse di un ente o associazione che si rappresenta.
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