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Art. 595 Codice Penale — Anno 2026

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Altri anni per Art. 595 Codice Penale

Appello parte civile: la prevalenza sull’inappellabilità
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'appello parte civile prevale sui limiti di impugnazione previsti per l'imputato. In un caso di diffamazione con assoluzione, nonostante la sentenza fosse teoricamente inappellabile per la natura della pena, il ricorso delle vittime ha spostato la competenza alla Corte d'appello per garantire un giudizio unitario sui danni.
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Giornalismo d’inchiesta: i limiti del diritto di critica
Un gruppo editoriale è stato condannato per diffamazione ai danni di un ex Ministro per un articolo su un presunto viaggio personale a spese dello Stato. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo che il giornalismo d'inchiesta non può basarsi su notizie prive di prove e verosimiglianza, delineando così i limiti tra legittima informazione e diffamazione.
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Diffamazione social: quando l’insulto è procedibile?
La Corte di Cassazione conferma la condanna per diffamazione social a carico di un utente che aveva pubblicato commenti offensivi su una piattaforma online. La sentenza stabilisce che la vittima è identificabile anche senza menzione esplicita, se il contesto generale lo consente. Inoltre, chiarisce che la querela è valida se presentata dopo la commissione dei fatti, anche se la data nel capo d'imputazione si riferisce al successivo accertamento.
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Diffamazione social network: offese e critica politica
La Cassazione chiarisce i confini della diffamazione social network. Un commento con epiteti come 'bastardo' e 'farabutto' su Facebook, anche in un contesto di dissenso politico, non rientra nel diritto di critica e configura diffamazione aggravata, portando all'annullamento dell'assoluzione per i soli effetti civili.
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Diritto di critica avvocato: limiti e diffamazione
La Corte di Cassazione interviene sul tema del diritto di critica dell'avvocato, confermando la condanna per diffamazione a carico di un legale per due articoli denigratori nei confronti di una fondazione artistica. La Corte ha stabilito che la critica, per essere legittima, deve basarsi su un fondo di verità, anche solo putativa, e non può tradursi in un attacco personale volto a screditare l'avversario. Viene inoltre chiarito che un accordo per sospendere l'esecutività di una sentenza non implica la rinuncia ad altri diritti, come il risarcimento per la mancata pubblicazione della stessa.
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Verità putativa: non basta copiare da atti ufficiali
La Corte di Cassazione ha stabilito che un giornalista non può invocare l'esimente della verità putativa se si limita a copiare informazioni da un atto amministrativo senza verificarle. Nel caso specifico, un quotidiano aveva diffamato un cittadino pubblicando notizie false su suoi presunti precedenti penali, tratte da una relazione amministrativa. La Corte ha confermato la condanna al risarcimento, sottolineando che il dovere di controllo della fonte è un obbligo professionale ineludibile, a meno che la fonte non sia di natura giudiziaria o investigativa.
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Prova liberatoria diffamazione: onere della prova
Un cittadino è stato condannato per diffamazione dopo aver accusato due agenti assicurativi su Facebook di avergli sottratto denaro attraverso un contratto assicurativo non conforme agli accordi. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, specificando che la prova liberatoria diffamazione esige una dimostrazione completa e rigorosa della verità dei fatti contestati, onere che l'imputato non ha soddisfatto.
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Diritto di critica: limiti e diffamazione per l’avvocato
Un avvocato tiene una conferenza stampa facendo gravi accuse contro due individui. La Corte di Cassazione conferma la sua responsabilità civile per diffamazione, chiarendo che il diritto di critica non giustifica dichiarazioni false o attacchi personali, specialmente quando chi parla ha un dovere professionale di verificare i fatti. L'assoluzione in primo grado è stata riformata in appello ai soli effetti civili.
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Ne bis in idem: diffamazione e fatti distinti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per diffamazione a mezzo video ai danni di un maresciallo. La Corte ha chiarito che non sussiste violazione del principio del ne bis in idem se la condotta diffamatoria, sebbene legata alla stessa vicenda, è avvenuta in un momento diverso rispetto a un fatto per cui era già intervenuta un'assoluzione. Si tratta infatti di due condotte materialmente distinte. La Corte ha anche ritenuto infondato il motivo sulla presunta mancata acquisizione del video diffamatorio.
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Diffamazione online: la Cassazione sulla reputazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per diffamazione online di un utente che aveva offeso una dottoressa e un'infermiera su un social network e una testata giornalistica. La sentenza stabilisce che le vittime erano facilmente identificabili e che le espressioni usate superavano il diritto di critica, integrando un attacco personale. La Corte ha escluso la particolare tenuità del fatto e confermato la validità della costituzione di parte civile anche senza conclusioni in appello.
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