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Art. 593-bis Codice di Procedura Penale — Anno 2026

Altri anni per Art. 593-bis Codice di Procedura Penale

Assoluzione ribaltata e omicidio stradale: lo stop è vincolante
Un conducente alla guida di un furgone si scontra con un ciclomotore a un incrocio con segnale di stop, causando la morte del ciclomotorista. Assolto in primo grado per la pretesa inesigibilità di una diversa condotta, l'imputato viene successivamente condannato dalla Corte di Appello per omicidio stradale a un anno di reclusione e un anno di sospensione della patente. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la condanna. I giudici stabiliscono che chi impegna un incrocio senza la certezza di una visuale libera risponde del reato, anche procedendo a velocità ridottissima. La sentenza di secondo grado risulta correttamente motivata con idonea motivazione rafforzata. L'imputato viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro.
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Particolare tenuità del fatto: l’evasione minima non si punisce
Il Tribunale ha assolto un uomo dal reato di evasione applicando la causa di non punibilità della particolare tenuità del fatto. L'uomo, ai domiciliari, era stato sorpreso sulle scale del proprio condominio a fumare una sigaretta con i familiari. Il Procuratore Generale ha fatto ricorso, sostenendo che i precedenti penali dell'imputato, tra cui furti e un'altra evasione, dimostrassero la sua pericolosità e abitualità nel reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che i furti non sono reati della stessa indole dell'evasione. Di conseguenza, essendoci un solo precedente specifico, non si configura l'abitualità della condotta. La Cassazione ha così confermato che l'allontanamento minimo sulle scale condominiali rientra nella particolare tenuità del fatto.
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Detenuto con cellulare senza SIM: per la Cassazione è reato
La Corte di Cassazione ha stabilito che il reato di accesso indebito a dispositivi di comunicazione sussiste anche per un detenuto con cellulare senza SIM. Un carcerato era stato assolto in primo grado perché i suoi smartphone non avevano una scheda telefonica. La Procura ha fatto ricorso e la Cassazione le ha dato ragione. I giudici hanno chiarito che un moderno smartphone è intrinsecamente un apparecchio di comunicazione, capace di connettersi via Wi-Fi o e-SIM. La legge punisce la semplice ricezione del dispositivo in carcere, poiché già questo mette in pericolo la sicurezza. La sentenza di assoluzione è stata quindi annullata e il caso dovrà essere giudicato di nuovo.
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Ricorso del Procuratore inammissibile: assoluzione confermata
Un uomo, assolto in primo grado dall'accusa di ricettazione di un cellulare rubato, vede la sua assoluzione diventare definitiva. La Procura Generale aveva impugnato la decisione, ma la Corte di Cassazione ha stabilito l'inammissibilità del ricorso del procuratore generale. La Corte ha chiarito che, per questa tipologia di reato e di procedimento, la legge non consente al Procuratore Generale di appellare una sentenza di assoluzione. La decisione si fonda su precise regole procedurali che limitano il potere di impugnazione dell'accusa, confermando così in via definitiva l'esito favorevole per l'imputato.
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Acquiescenza e appello del Procuratore Generale
La Corte di Cassazione ha confermato la validità dell'appello proposto dal Procuratore Generale contro una sentenza di assoluzione, nonostante le contestazioni della difesa sulla tempestività dell'acquiescenza del Pubblico Ministero di primo grado. La Corte ha chiarito che i rapporti di coordinamento tra uffici requirenti sono di natura organizzativa interna e non sindacabili dal giudice, purché non vi sia un conflitto tra più atti di impugnazione. L'acquiescenza può essere desunta dal comportamento degli uffici e dalla mancanza di un appello concorrente del PM locale.
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Particolare tenuità del fatto: limiti al ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di tre imputati contro una condanna d'appello che aveva ribaltato un'assoluzione per particolare tenuità del fatto. La Corte ribadisce che il ricorso di legittimità non può comportare una nuova valutazione dei fatti, ma solo un controllo sulla corretta applicazione della legge, confermando la decisione dei giudici di merito sulla gravità della condotta che escludeva l'applicazione dell'art. 131-bis c.p.
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