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Art. 590 Codice Penale — Sezione Seconda Penale

Altri anni per Art. 590 Codice Penale

Accordo sulla pena e ricorso contro il patteggiamento
Due imputati hanno concordato la pena con il giudice per due rapine e lesioni colpose. Successivamente hanno presentato ricorso per cassazione contestando la pluralità dei reati e la conseguente entità della sanzione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso contro il patteggiamento, precisando che la legge limita rigorosamente le possibilità di impugnazione dopo l'accordo. La contestazione sulla presenza di uno o più reati non costituisce una censura sulla qualificazione giuridica né configura una pena illegale. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Rapina impropria: violenza per la fuga non esclude la condanna
Un individuo ha sottratto un borsello a un anziano. Durante la fuga, ha investito una guardia giurata intervenuta per fermarlo, per assicurarsi il possesso del bene e l'impunità. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per "rapina impropria", aggravata dall'età della vittima del furto. Ha chiarito che la violenza per la fuga rientra nella "rapina impropria", anche se diretta verso una persona diversa dalla vittima iniziale, e che il dolo eventuale (accettazione del rischio di investire) è sufficiente. La sentenza ha anche confermato la recidiva e la pena.
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Responsabilità penale amministratore e sicurezza
La sentenza analizza la responsabilità penale amministratore in caso di infortunio sul lavoro derivante dalla mancanza di adeguati sistemi di protezione su un macchinario. La Corte ha confermato la condanna del legale rappresentante poiché, in assenza di una delega di funzioni specifica, egli rimane il principale investito della posizione di garanzia verso i dipendenti. La decisione sottolinea che la semplice fornitura di dispositivi non esonera da colpa se non vi è una vigilanza attiva sull'effettivo utilizzo.
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Sfregio permanente: quando è aggravante? La Cassazione
La Corte di Cassazione si pronuncia sul reato di lesioni gravissime, chiarendo la nozione di sfregio permanente. Nel caso esaminato, un uomo era stato condannato per tentata rapina e lesioni per aver colpito la vittima al volto con una bottiglia, lasciandole una cicatrice. La difesa sosteneva che la cicatrice, essendo lieve e rimovibile chirurgicamente, non integrasse l'aggravante. La Corte ha respinto questa tesi, ribadendo che lo sfregio permanente sussiste ogni volta che vi è un'alterazione irreversibile dell'armonia del viso, indipendentemente dalla possibilità di un intervento correttivo. Tuttavia, ha annullato la sentenza con rinvio per omessa motivazione su un'altra circostanza attenuante.
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Rescissione del giudicato: quando è provata la conoscenza?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la rescissione del giudicato per una condanna subita in assenza. L'imputato sosteneva di non aver avuto conoscenza del processo, ma la Corte ha ritenuto che i contatti tra il suo difensore e il legale della parte offesa per un accordo transattivo costituissero prova sufficiente dell'instaurazione di un rapporto professionale e, di conseguenza, della sua effettiva conoscenza del procedimento, rendendo impossibile la rescissione del giudicato.
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