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Art. 546 Codice di Procedura Penale — Sezione Seconda Penale

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Altri anni per Art. 546 Codice di Procedura Penale

Dichiarazioni persona offesa: quando sono valide?
La Cassazione conferma la condanna per tentata estorsione, stabilendo che le dichiarazioni della persona offesa sono pienamente valide anche se ha avuto un ruolo marginale nell'antefatto criminale, qualora manchi la volontà di concorrere al reato e vi sia stata immediata collaborazione con le forze dell'ordine. La Corte rigetta la tesi della difesa sulla necessità di qualificare la persona offesa come indagato.
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Metodo mafioso: Cassazione su custodia cautelare
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. La sentenza ribadisce che per configurare l'aggravante non è necessaria una condanna per associazione mafiosa, ma è sufficiente evocare la contiguità con un clan noto per intimidire la vittima. La Corte ha inoltre confermato la validità del giudizio sulla pericolosità sociale dell'indagato e la necessità della misura cautelare.
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Associazione per delinquere: i criteri distintivi
La Corte di Cassazione affronta un complesso caso di criminalità organizzata, delineando i confini tra associazione per delinquere e concorso di persone. La sentenza analizza molteplici reati, tra cui frodi fiscali mediante indebite compensazioni, autoriciclaggio ed estorsione. La Corte conferma la sussistenza di un'associazione per delinquere basandosi sulla stabilità del vincolo tra i membri e sull'esistenza di un programma criminoso indeterminato. Vengono inoltre annullate alcune condanne: una per traffico di influenze illecite, riqualificato come tentativo di truffa non procedibile per mancanza di querela, e un'altra viene rinviata per un errore nel calcolo della pena per il reato continuato, che aveva superato il limite legale del triplo della pena base.
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Calunnia aggravata: la Cassazione conferma la custodia
La Corte di Cassazione conferma la custodia in carcere per un imputato accusato di calunnia aggravata. La sentenza stabilisce che le false accuse contro un testimone e un giornalista non erano mosse da ragioni personali, ma miravano a favorire un'organizzazione mafiosa, inquinando indagini su gravi fatti criminali del passato. La Corte ha ritenuto sufficienti gli indizi di colpevolezza e la sussistenza dell'aggravante, giustificando la massima misura cautelare.
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