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Art. 54 TUIR

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Scelte imprenditoriali e Fisco: limiti del sindacato
Le scelte imprenditoriali di un contribuente, come preferire una locazione costosa all'acquisto di un immobile, non possono essere sindacate nel merito dall'Agenzia delle Entrate, salvo palese irragionevolezza. Con questa ordinanza, la Corte di Cassazione ribadisce la libertà gestionale del professionista, distinguendola da condotte elusive. Viene inoltre confermato che gli studi professionali associati sono soggetti a IRAP per presunzione legale e si chiarisce che l'amministrazione non è tenuta a motivare nell'atto impositivo il rigetto delle osservazioni presentate dal contribuente.
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Costi deducibili studio associato: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso riguardante i costi deducibili di uno studio associato. L'Agenzia delle Entrate contestava la deducibilità di canoni di locazione ritenuti anti-economici, la mancata ripartizione di spese comuni con i collaboratori e la soggettività passiva ai fini IRAP. La Corte ha stabilito che le scelte imprenditoriali non sono sindacabili dal Fisco se non palesemente anomale, ha ritenuto inammissibile la censura sulle spese comuni e ha confermato che gli studi associati sono soggetti a IRAP per presunzione legale di 'autonoma organizzazione'. Ha inoltre chiarito che il diritto al contraddittorio è rispettato con la possibilità di presentare osservazioni, senza obbligo di risposta puntuale nell'avviso di accertamento.
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Deducibilità contributi notai: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1690/2025, ha stabilito la piena deducibilità dei contributi obbligatori versati dai notai alla Cassa Nazionale del Notariato dal loro reddito di lavoro autonomo. La Corte ha chiarito che tali contributi sono da considerarsi costi inerenti all'attività professionale, in quanto ne costituiscono una diretta conseguenza. Questa decisione ribalta un precedente orientamento che li considerava spese personali, affermando un principio fondamentale per la determinazione del reddito dei professionisti e confermando la piena legittimità della loro deduzione.
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Deducibilità immobili professionali e limiti temporali
Una recente ordinanza della Cassazione affronta il tema della deducibilità dei costi immobili per uso professionale. La Corte ha confermato la detraibilità dell'IVA per la costruzione di una pertinenza, basandosi sul principio dell'uso effettivo del bene, anche se catastalmente abitativo. Tuttavia, ha negato la deducibilità delle quote di ammortamento per la stessa pertinenza, poiché costruita al di fuori della finestra temporale (2007-2009) prevista da una specifica norma agevolativa, chiarendo che non si tratta di semplici spese incrementative.
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Deduzione costi figli: non ammessa per professionisti
Un professionista, a seguito di un accertamento fiscale per omessa dichiarazione dei redditi, si era visto riconoscere dal giudice di merito il diritto a dedurre dal reddito il 50% delle spese per il mantenimento dei figli. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la deduzione costi figli non è ammissibile per i redditi da lavoro autonomo. Queste spese, infatti, sono di natura personale e non rispettano il principio di inerenza all'attività professionale, requisito fondamentale per la deducibilità di un costo. La Corte ha distinto nettamente tra deduzione di un costo e detrazione per carichi di famiglia.
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Deducibilità spese trasferta: quando è integrale?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la deducibilità delle spese di trasferta rimborsate da un'associazione professionale ai propri soci per l'uso delle loro auto personali è integrale e non limitata al 40%. La Corte ha chiarito che il limite previsto dall'art. 164 del TUIR si applica solo ai veicoli di proprietà o strumentali all'associazione stessa, mentre i rimborsi per le auto dei soci rientrano nel principio generale di inerenza e sono pienamente deducibili se strettamente legati all'attività professionale.
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Costi presunti: sì alla deduzione forfettaria
In un caso di accertamento fiscale basato su movimentazioni bancarie, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: i costi presunti devono essere dedotti in via forfettaria. Accogliendo il ricorso di un contribuente, la Corte ha chiarito che, anche in un accertamento analitico-induttivo, è necessario riconoscere una quota di costi correlati ai maggiori ricavi accertati, in linea con una recente sentenza della Corte Costituzionale. Tuttavia, ha negato la possibilità di scorporare l'IVA dai versamenti bancari considerati come ricavi.
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