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art. 54, comma 2, d.P.R. n. 633 del 1972

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Operazioni inesistenti: onere della prova e indizi
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di operazioni inesistenti contestate a una società di commercio autoveicoli. La Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva ignorato i numerosi indizi presentati dall'Agenzia delle Entrate per dimostrare la natura fittizia del fornitore. Il provvedimento ribadisce che la prova della frode può essere fornita anche tramite presunzioni gravi, precise e concordate, e che il giudice deve valutarle attentamente.
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Onere della prova frode IVA: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17847/2025, ha chiarito la ripartizione dell'onere della prova nelle frodi IVA. In caso di operazioni soggettivamente inesistenti, una volta che l'Amministrazione Finanziaria dimostra che il fornitore è una 'società cartiera', spetta al contribuente provare la propria buona fede. Quest'ultimo deve dimostrare di aver adottato la massima diligenza per verificare la legittimità dell'operazione, non essendo sufficiente la mera assenza di un vantaggio economico diretto. La sentenza ha quindi cassato la decisione di merito che aveva erroneamente addossato l'intero onere probatorio all'Agenzia delle Entrate.
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