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Art. 53 Codice Civile — Anno 2025

Altri anni per Art. 53 Codice Civile

Fondi retribuzione accessoria: no all’aumento automatico
Un gruppo di medici dirigenti ha citato in giudizio il proprio datore di lavoro, un'azienda sanitaria, sostenendo che i loro fondi per la retribuzione accessoria fossero stati determinati illegittimamente perché non incrementati in proporzione alle nuove assunzioni. La Corte di Cassazione ha respinto la loro richiesta, stabilendo che i contratti collettivi non impongono un automatismo nell'incremento dei fondi per la retribuzione accessoria. Al contrario, richiedono un adeguamento 'congruo', che implica una valutazione discrezionale da parte del datore di lavoro, bilanciando l'aumento del personale con i vincoli di bilancio.
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Cessazione materia del contendere: il caso in Cassazione
Una società immobiliare ha presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza che ne dichiarava l'apertura della liquidazione giudiziale. Tuttavia, nelle more del giudizio, la stessa sentenza è stata revocata e tale revoca è divenuta definitiva. La Suprema Corte ha quindi dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, applicando il principio della cessazione materia del contendere, poiché la società aveva già ottenuto il risultato desiderato.
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Unificazione fondi: illegittima senza accordo collettivo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un istituto pubblico, confermando l'illegittimità della decisione di procedere alla unificazione dei fondi per la retribuzione accessoria del personale dirigente e non dirigente. La Corte ha stabilito che tale operazione, alterando le regole di ripartizione previste da distinti contratti collettivi, lede un diritto soggettivo dei lavoratori e rientra nella giurisdizione del giudice ordinario. La condotta del datore di lavoro è stata ritenuta illegittima poiché ha unificato risorse destinate a categorie di personale diverse, disciplinate da contrattazioni separate.
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Concordato preventivo: la fattibilità giuridica del piano
Una società alberghiera, dopo un'operazione di scissione, ha proposto un concordato preventivo. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione della Corte d'Appello che aveva omologato il piano, ritenendo l'omologazione illegittima senza il previo voto dei creditori. Inoltre, ha censurato la mancata valutazione della fattibilità giuridica del piano, in particolare riguardo la concreta capacità patrimoniale della società beneficiaria della scissione di soddisfare i creditori. La Cassazione ha sottolineato che il giudice deve effettuare una verifica sostanziale e non meramente formale del piano proposto.
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Licenziamento autoferrotranvieri: vige R.D. 148/1931
La Corte di Cassazione ha annullato il licenziamento di un dipendente di un'azienda di trasporto pubblico, stabilendo la persistente validità della procedura disciplinare speciale prevista dal R.D. n. 148/1931. La Corte d'Appello aveva erroneamente ritenuto tale normativa abrogata. La Cassazione ha chiarito che l'omissione della procedura, in particolare il mancato coinvolgimento del Consiglio di Disciplina, determina la nullità del provvedimento espulsivo. La sentenza sottolinea come la normativa speciale, più garantista per il lavoratore, prevalga sulla disciplina generale. Il caso riguarda un licenziamento autoferrotranvieri per presunto abuso di permessi.
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