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Art. 512 Codice Penale — Anno 2026

Altri anni per Art. 512 Codice Penale

Esigenze cautelari: quando il ricorso del PM è inammissibile
Il Tribunale del Riesame annullava la custodia cautelare in carcere nei confronti di un indagato per trasferimento fraudolento di valori e autoriciclaggio, ritenendo insussistenti i gravi indizi di colpevolezza. Il Procuratore della Repubblica proponeva ricorso per cassazione contestando tale valutazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per carenza di interesse. I giudici hanno chiarito che il pubblico ministero, quando impugna un provvedimento che esclude la gravità indiziaria, deve sempre dimostrare l'attualità e la concretezza delle esigenze cautelari. Nel caso specifico, non operando alcuna presunzione di legge, il ricorrente si era limitato a richiedere una diversa valutazione degli indizi, omettendo di specificare quali fossero le concrete esigenze cautelari da salvaguardare.
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Associazione mafiosa: conferma custodia in carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare per un soggetto accusato di associazione mafiosa. L'indagato fungeva da intermediario per un boss ai domiciliari, gestendo affari legati a bonus edilizi per finanziare il clan. La sentenza ribadisce che anche attività apparentemente lecite possono integrare il reato se strumentali agli interessi del sodalizio criminale.
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Intestazione fittizia: la Cassazione e la prova
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un sequestro preventivo di un immobile. La ricorrente, suocera dell'indagato, rivendicava la proprietà effettiva del bene. La Corte ha stabilito che nei casi di presunta intestazione fittizia, spetta all'accusa dimostrare la discrepanza tra titolarità formale e disponibilità reale, cosa che nel caso specifico è avvenuta tramite prove indiziarie come messaggi e intercettazioni, senza che vi sia stata un'inversione dell'onere della prova.
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Trasferimento fraudolento di valori: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro il sequestro preventivo di una tabaccheria, confermando il reato di trasferimento fraudolento di valori. Il caso riguardava un'attività commercialmente intestata a una prestanome ma di fatto gestita da terzi per eludere l'applicazione di misure di prevenzione patrimoniale. La Corte ha ribadito che per configurare il reato non è necessaria la provenienza illecita dei beni, essendo sufficiente la finalità elusiva. Per l'intestatario fittizio, basta la consapevolezza del dolo altrui.
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