Una lettrice universitaria, il cui contratto era stato convertito a tempo indeterminato da una precedente sentenza, ha chiesto il riconoscimento del suo diritto a svolgere un monte ore minimo annuo di 250 ore, come previsto dal contratto collettivo nazionale. L'Università si era opposta. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla lavoratrice, stabilendo un principio fondamentale: la sentenza di conversione del rapporto equivale alla stipula di un nuovo contratto. Di conseguenza, alla lettrice si applica tutta la disciplina prevista per i Collaboratori Esperti Linguistici, incluso il diritto al monte ore minimo. Il rifiuto dell'ateneo di farla lavorare per le ore dovute la obbliga al risarcimento del danno.
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