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Art. 494 Codice Penale — Sezione Terza Civile

Altri anni per Art. 494 Codice Penale

Risarcimento danni e prova dell’insolvenza
Un cittadino ha richiesto il risarcimento danni contro un istituto bancario a seguito di una segnalazione di insolvenza causata da un furto d'identità operato da terzi. Nonostante la Corte d'Appello avesse riconosciuto la tardività della banca nel bloccare la diffusione dei dati, la domanda risarcitoria è stata respinta per mancanza di prova del danno concreto. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, stabilendo che l'accertamento della responsabilità (an) è irrilevante se il danneggiato non dimostra l'effettiva esistenza e l'entità del pregiudizio subito (quantum).
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Prova del danno: quando le presunzioni non bastano
Un imprenditore, raggirato da un promotore finanziario che si fingeva un alto prelato, ha chiesto il risarcimento del danno. La Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, ha rigettato la domanda. La sentenza chiarisce che per la prova del danno tramite presunzioni non basta dimostrare la condotta illecita (fatto noto), ma è necessario che i fatti allegati siano precisi e gravi, tali da rendere probabile, secondo l'esperienza comune, l'esistenza di un danno effettivo (fatto ignoto). Allegazioni generiche non sono sufficienti a fondare un ragionamento presuntivo.
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Nesso causale e denuncia: quando si interrompe?
Un cittadino, ingiustamente coinvolto in un processo penale a seguito dell'emissione di una carta prepagata con documenti falsi, ha chiesto il risarcimento all'istituto finanziario. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'azione autonoma della Procura interrompe il nesso causale tra la condotta dell'istituto e il danno derivante dal procedimento, a meno che la segnalazione iniziale non integri il reato di calunnia.
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