LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 493-ter Codice Penale — Sezione Settima Penale

Pagina 7 di 18

Altri anni per Art. 493-ter Codice Penale

Danno di speciale tenuità: perché 600 euro non salvano dal furto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per furto in abitazione e utilizzo indebito di carte di pagamento. Il ricorrente lamentava il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità per un valore sottratto di 600,00 euro. I giudici di legittimità hanno stabilito che il ricorso è inammissibile poiché riproponeva genericamente le stesse difese già respinte in appello, senza contestare la motivazione della sentenza impugnata. La Corte ha confermato che un danno di 600,00 euro non può considerarsi di speciale tenuità, indipendentemente dalle condizioni economiche della vittima. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Furto aggravato al supermercato: telecamere contro alibi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputate condannate per diversi episodi di furto aggravato e indebito utilizzo di carte bancomat. La prima ricorrente contestava l'identificazione, ma i giudici hanno confermato la validità delle prove basate sulle riprese delle telecamere di sorveglianza e sul ritrovamento, nella sua abitazione, degli stessi abiti usati durante i colpi. La seconda ricorrente lamentava la mancata notifica dell'udienza al nuovo difensore di fiducia, nominato però dopo che la data era già stata regolarmente fissata e notificata al difensore d'ufficio. La Suprema Corte ha confermato la colpevolezza di entrambe, condannandole anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Indebito utilizzo di carta di pagamento: il furto costa caro
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno e sei mesi di reclusione per un uomo colpevole di furto e indebito utilizzo di carta di pagamento. L'imputato aveva sottratto la carta e i documenti personali dall'auto della vittima per poi utilizzarli senza alcuna autorizzazione. La difesa ha contestato la prova della colpevolezza e l'applicazione della recidiva. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile, definendo i motivi generici e privi di reale confronto con la sentenza d'appello. La Cassazione ha sottolineato che i precedenti penali del ricorrente giustificano pienamente la negazione delle attenuanti generiche e l'applicazione della recidiva, evidenziando una spiccata propensione al crimine. Di conseguenza, l'uomo è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Sentenza di patteggiamento: no al ricorso per farsi giustizia
L'Imputato ha sottratto somme di denaro a un Committente per cui aveva svolto dei lavori, ritenendo di agire per ottenere il proprio compenso. A seguito di una sentenza di patteggiamento per furto in abitazione e indebito utilizzo di carte di pagamento, l'uomo ha proposto ricorso in Cassazione contestando la qualificazione giuridica del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il ricorso contro una sentenza di patteggiamento per erronea qualificazione del fatto è ammesso solo in presenza di un errore manifesto. Semplici contestazioni valutative non sono ammissibili. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Sentenza di patteggiamento: quando il ricorso costa caro
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza di patteggiamento emessa dal Tribunale di Bologna per reati di furto in abitazione e indebito utilizzo di carte di credito. Il ricorrente lamentava l'errata applicazione dell'aggravante del nesso teleologico. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il ricorso contro una sentenza di patteggiamento è limitato per legge a casi tassativi, tra cui l'errore manifesto nella qualificazione giuridica. Nel caso di specie, la contestazione riguardava una valutazione discrezionale sull'aggravante e non un errore evidente. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Indebito utilizzo di carte: il furto del Postamat costa caro
Un uomo è stato condannato per furto aggravato e indebito utilizzo di carte di pagamento, avendo sottratto e utilizzato la carta Postamat di un'azienda, affidata a una dipendente. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la ricostruzione dei fatti e la severità della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la valutazione delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità. Inoltre, la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito, purché motivata e contenuta entro i limiti edittali. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Utilizzo illecito di carte di credito: condanna e multa salata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per furto aggravato e utilizzo illecito di carte di credito. L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti operata nei precedenti gradi di giudizio, chiedendo una nuova valutazione delle prove. I giudici di legittimità hanno ribadito che la Cassazione non può riesaminare il merito della vicenda, ma deve solo verificare la correttezza giuridica della decisione precedente. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna penale e ha imposto al ricorrente il pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Utilizzo indebito di carte di credito: condanna definitiva
L'Imputata è stata condannata per l'utilizzo indebito di carte di credito. Ha proposto ricorso per Cassazione lamentando la mancata applicazione del reato continuato e il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il primo motivo è stato ritenuto inammissibile in quanto nuovo, poiché non sollevato nel giudizio di appello. Il secondo motivo è stato giudicato manifestamente infondato, poiché la Corte d'Appello ha motivato in modo congruo il diniego delle attenuanti basandosi su elementi decisivi. L'Imputata perde la causa ed è condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Dosimetria della pena: no a sconti se il ricorso è generico
Il caso riguarda un uomo condannato per furto aggravato, danneggiamento e indebito utilizzo di carte di pagamento. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'eccessività della sanzione e l'illogicità della motivazione dei giudici d'appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la dosimetria della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito. Quando la sanzione si attesta vicino ai minimi edittali, è sufficiente una motivazione sintetica o implicita. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Rapina con mascherina Covid: c’è l’aggravante del travisamento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per rapina e utilizzo indebito di carte di credito. L'imputato contestava l'applicazione dell'aggravante del travisamento, sostenendo che l'uso della mascherina protettiva fosse giustificato dall'obbligo di contenimento della pandemia da Covid-19. I giudici hanno invece chiarito che l'uso della mascherina integra pienamente l'aggravante del travisamento, poiché copre parzialmente il volto e ostacola l'identificazione del colpevole, agevolando l'azione criminosa. Di conseguenza, la Suprema Corte ha respinto il ricorso, confermando la condanna e infliggendo al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Utilizzo indebito di carte di credito: ricorso inutile e multa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto e utilizzo indebito di carte di credito. Il ricorrente contestava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e la misura della pena. I giudici di legittimità hanno rilevato che le attenuanti erano già state concesse in appello e che la pena era stata correttamente fissata vicino al minimo edittale. Di conseguenza, la Cassazione ha respinto il ricorso e ha condannato l'imputato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Ricorso per cassazione personale: la firma fai-da-te costa cara
Una cittadina, condannata per furto e indebito utilizzo di carte di pagamento, propone personalmente ricorso contro la sentenza della Corte d'Appello di Milano. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso. La legge vieta infatti il ricorso per cassazione personale, imponendo la firma di un difensore abilitato iscritto all'albo speciale delle giurisdizioni superiori. Di conseguenza, la ricorrente perde la causa e viene condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di quattromila euro a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Furto in abitazione: la Cassazione nega sconti e conferma l’espulsione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cittadina straniera condannata per i reati di rapina, lesioni personali, indebito utilizzo di carte di pagamento e furto in abitazione. La ricorrente contestava la valutazione delle prove, il diniego delle attenuanti generiche e la misura di sicurezza dell'espulsione dallo Stato. I giudici di legittimità hanno chiarito che la Cassazione non può rivalutare i fatti già accertati nei precedenti gradi di giudizio se la motivazione della sentenza impugnata è logica e coerente. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Utilizzo indebito di carte di credito: da assolto a condannato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato in appello per furto e utilizzo indebito di carte di credito. L'imputato, precedentemente assolto in primo grado, lamentava la violazione del principio del ragionevole dubbio. I giudici di legittimità hanno chiarito che il vizio di inosservanza della legge penale riguarda solo le norme sostanziali e non quelle processuali. Inoltre, la valutazione sull'insufficienza delle prove non può essere riproposta in Cassazione se si risolve in una contestazione dei fatti già accertati. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Uso indebito di carte di pagamento: la Cassazione blinda la condanna
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di uso indebito di carte di pagamento (art. 493-ter c.p.), contestando la ricostruzione dei fatti e l'attendibilità delle prove. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno ribadito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti o delle prove in sede di Cassazione, spettando tale compito esclusivamente ai giudici di merito. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali, di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende e alla rifusione delle spese di difesa sostenute dalla Parte Civile.
Continua »
Indebito utilizzo di carte di credito: incastrati da voci e video
Tre imputati sono stati condannati per furto aggravato e indebito utilizzo di carte di credito dopo aver derubato un supermercato e tentato un prelievo a uno sportello bancomat. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i loro ricorsi, confermando la responsabilità penale stabilita nei gradi precedenti. I giudici hanno evidenziato che la colpevolezza non si basa solo sul riconoscimento vocale tramite intercettazioni ambientali nell'auto, ma anche sulle riprese delle telecamere di sorveglianza del bancomat. I ricorsi sono stati ritenuti generici e ripetitivi rispetto ai motivi già respinti in appello. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Ricorso Penale Inammissibile: Quando la Cassazione Non Riesamina i Fatti
Un Lavoratore è stato condannato in appello per un reato. Ha presentato un ricorso in Cassazione, sostenendo che la motivazione della sentenza fosse contraddittoria e che le prove fossero state mal interpretate, chiedendo di fatto una nuova valutazione dei fatti. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale. Ha ribadito che il suo ruolo è controllare la corretta applicazione della legge, non riesaminare le prove o i fatti già valutati dai giudici precedenti. Il Lavoratore è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione.
Continua »
Usa carta rubata: condanna ridotta per prescrizione del reato
Un individuo, condannato per ricettazione e uso indebito di una carta di credito, ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha confermato la condanna per la ricettazione, ritenendo valida l'identificazione dell'imputato tramite i video di sorveglianza di un bancomat. Tuttavia, ha annullato la condanna per l'uso illecito della carta a causa della prescrizione del reato, essendo trascorso il tempo massimo previsto dalla legge. Di conseguenza, la pena finale è stata ridotta, escludendo quella relativa al reato ormai estinto. La sentenza chiarisce come la prescrizione possa estinguere un'accusa, anche se altre collegate rimangono valide.
Continua »
Furto al Bancomat: la Valutazione della Recidiva blocca i benefici
Un uomo, condannato per furto e tentato uso illecito di una carta di pagamento, ricorre in Cassazione. Contesta sia il suo riconoscimento tramite le telecamere del bancomat, sia la severità della pena. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile. Sottolinea che il riconoscimento da parte di agenti che già conoscevano l'imputato è una prova valida. Inoltre, la decisione del giudice sulla pena è corretta perché basata su una logica e attenta valutazione della recidiva e della personalità dell'imputato, che dimostrava una chiara inclinazione a delinquere. La sentenza conferma che il giudice di merito ha ampia discrezionalità nel negare benefici quando la condotta passata e presente dell'imputato lo giustifica.
Continua »
Ricorso generico e condanna confermata: il caso di inammissibilità
Due individui, condannati per furto e indebito utilizzo di carte di pagamento, presentano ricorso alla Corte di Cassazione. La Corte, tuttavia, non entra nel merito della questione e dichiara il ricorso inammissibile. La motivazione risiede nella totale vaghezza delle argomentazioni presentate. La sentenza stabilisce un principio fondamentale della procedura penale: l'inammissibilità del ricorso per genericità. Poiché i ricorrenti non hanno specificato quali fossero gli errori della sentenza precedente, il loro tentativo di appello è fallito, rendendo la condanna definitiva e comportando il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »