Un uomo sottrae la chiavetta di sicurezza e le credenziali bancarie alla ex compagna, trasferendo 14.501 euro sul proprio conto tramite servizi telematici e minacciandola poi per impedirle di denunciarlo. I giudici di merito condannano il responsabile per furto, tentata estorsione, utilizzo indebito di carte di pagamento e frode informatica. L'imputato propone ricorso per cassazione contestando la qualificazione giuridica dei fatti e lamentando una presunta carenza probatoria. La Corte di Cassazione rigetta integralmente il ricorso. La Suprema Corte ribadisce che l'accesso non autorizzato ai sistemi di pagamento con credenziali carpite integra a pieno titolo la fattispecie di frode informatica, confermando la pena detentiva e le statuizioni risarcitorie a favore della parte civile.
Continua »