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Art. 493-ter Codice Penale

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Aggravamento misura cautelare: quando si va in carcere
La Cassazione conferma l'aggravamento della misura cautelare da arresti domiciliari a carcere per un indagato che ha violato il divieto di contatto ospitando le persone offese. La Corte ha ritenuto la misura del braccialetto elettronico inadeguata a prevenire tali violazioni, giustificando la custodia in carcere per l'alto rischio di recidiva.
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Uso indebito carta di credito: reato anche senza PIN
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato, confermando che il reato di uso indebito di carta di credito sussiste anche senza la conoscenza del PIN e indipendentemente dal successo della transazione. La Corte ha inoltre ribadito che i beni lasciati in un veicolo parcheggiato in un'area pubblica, come uno stadio, sono considerati esposti alla pubblica fede, integrando così l'aggravante del furto.
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Ricorso Patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso patteggiamento presentato da un imputato condannato per furto. La decisione si fonda sul principio che l'impugnazione di una sentenza di patteggiamento è possibile solo per i motivi tassativamente elencati dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p., tra i quali non rientravano quelli sollevati dal ricorrente. L'ordinanza ribadisce la natura di 'accordo' del patteggiamento, che limita fortemente le possibilità di riesame nel merito.
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Prescrizione reato: come un appello salva l’imputato
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di due persone condannate per l'uso indebito di una carta bancomat. Mentre il ricorso di uno degli imputati è stato dichiarato inammissibile, quello della coimputata è stato ritenuto ammissibile su un punto specifico. Questa ammissibilità ha permesso alla Corte di rilevare l'avvenuta prescrizione del reato, annullando la condanna penale nei suoi confronti ma confermando le statuizioni civili per il risarcimento del danno.
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Sospensione processo civile: quando non è necessaria
Un istituto di credito ha citato in giudizio una sua ex dipendente per il risarcimento dei danni derivanti dall'uso illecito di strumenti di pagamento. Il Tribunale ha sospeso il processo civile in attesa della definizione di un procedimento penale a carico della lavoratrice per gli stessi fatti. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso della dipendente, ha annullato l'ordinanza di sospensione. La Corte ha ribadito il principio di autonomia e separazione tra giudizio civile e penale, specificando che la sospensione del processo civile è un'eccezione e non la regola. Poiché l'istituto di credito non si era costituito parte civile nel processo penale e l'azione civile era stata avviata prima di una sentenza penale, non sussisteva un rapporto di pregiudizialità necessaria che giustificasse la sospensione.
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