Una donna è stata condannata in via definitiva per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale. Per ottenere il permesso di un colloquio in carcere con un detenuto, aveva falsamente dichiarato di essere la sua convivente. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, stabilendo che mentire su una qualità personale, come un rapporto di convivenza, per ottenere un beneficio previsto dalla legge, integra pienamente questo delitto. La condanna è quindi diventata irrevocabile, con l'obbligo per l'imputata di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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