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Art. 479 Codice Civile — Sezione Quinta Civile

Altri anni per Art. 479 Codice Civile

Accettazione presunta eredità: Fisco sconfitto, debiti deducibili
Un contribuente eredita dalla zia e paga i debiti (legati) lasciati dal marito di lei, defunto in precedenza. Egli detrae tali pagamenti dalla dichiarazione di successione della zia, ma l'Agenzia delle Entrate si oppone, sostenendo che la zia non avesse mai formalmente accettato l'eredità del marito. La Cassazione dà ragione al contribuente. Stabilisce che il possesso di tutti i beni ereditari da parte della zia, e non solo della casa familiare, ha integrato una 'accettazione presunta dell'eredità'. Di conseguenza, i debiti del marito erano diventati suoi e la detrazione effettuata dal nipote era legittima.
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Imposta di successione: chi paga se cambia l’erede?
La Corte di Cassazione ha chiarito che l'imposta di successione non è dovuta dai chiamati all'eredità qualora intervenga una sentenza che riconosca un diverso erede universale. Nel caso di specie, alcuni eredi legittimi avevano ricevuto cartelle di pagamento basate su avvisi di liquidazione non impugnati. Tuttavia, la successiva scoperta di un testamento olografo ha spostato la qualità di erede su un altro soggetto. La Suprema Corte ha stabilito che il mutamento della devoluzione ereditaria travolge retroattivamente l'obbligo tributario dei primi chiamati, rendendo inefficace la pretesa fiscale anche se l'accertamento era divenuto formalmente definitivo.
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Revoca testamento: niente tasse per l’erede revocato
La Corte di Cassazione chiarisce che la revoca del testamento ha efficacia retroattiva. Di conseguenza, il soggetto inizialmente nominato erede, che ha già presentato la dichiarazione di successione, non è tenuto al pagamento dell'imposta se un testamento successivo, revocando il primo, lo esclude dall'eredità. La corte ha stabilito che la revoca fa venir meno lo status di 'chiamato all'eredità', eliminando il presupposto stesso del tributo.
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Imposta di successione: si paga sulla chiamata?
La Corte di Cassazione, con una recente sentenza, ha stabilito un principio fondamentale in materia di imposta di successione. Il caso riguardava un erede deceduto il giorno dopo l'apertura della successione, prima di poter accettare l'eredità. I suoi eredi sostenevano di dover essere considerati eredi diretti del primo defunto. La Corte ha invece chiarito che, ai fini fiscali, il presupposto per l'imposta di successione è la semplice "chiamata all'eredità" e non la successiva accettazione. Questo ha comportato una "doppia delazione" e una conseguente doppia tassazione, poiché il diritto di accettare l'eredità è entrato nel patrimonio del secondo defunto per poi essere trasmesso ai suoi eredi.
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