Il Creditore ha avviato un'esecuzione forzata contro il Presunto Erede per riscuotere un debito della defunta madre. Il Presunto Erede sosteneva di aver rinunciato all'eredità con atto notarile. Tuttavia, tre giorni dopo la morte della madre, egli aveva prelevato 500 euro dal conto corrente cointestato, attingendo alla quota della defunta. La Corte d'Appello ha ritenuto che tale prelievo costituisse un atto di disposizione del patrimonio ereditario, configurando un'accettazione tacita dell'eredità e rendendo inefficace la successiva rinuncia. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Presunto Erede, confermando che la valutazione sulla sussistenza di un'accettazione tacita dell'eredità spetta al giudice di merito. Il Presunto Erede perde la causa ed è condannato a pagare le spese legali, rimanendo responsabile dei debiti ereditari.
Continua »