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Art. 47 Codice della Crisi d'Impresa — Anno 2026

Altri anni per Art. 47 Codice della Crisi d'Impresa

Concordato in continuità indiretta: stop alle locazioni
Una società operante nel commercio di autoricambi ha cessato la propria attività principale e ha presentato una domanda di concordato in continuità indiretta. Il piano prevedeva la prosecuzione della sola locazione di alcuni immobili a terzi per pagare i creditori con percentuali irrisorie. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile la proposta, qualificandola come liquidatoria e priva dei requisiti di legge, aprendo la liquidazione giudiziale. La Corte d'Appello ha confermato la decisione, rilevando che le locazioni rappresentavano una mera attività accessoria e non tutelavano l'azienda. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società debitrice, confermando che la continuità aziendale non può reggersi su rapporti estranei all'attività caratteristica cessata, condannando l'impresa alle spese processuali.
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Apertura della liquidazione giudiziale tra rinvio e insolvenza
Una società debitrice omette il deposito del piano di concordato preventivo nei termini fissati dal tribunale. La banca creditrice chiede un rinvio di sessanta giorni per valutare un possibile accordo transattivo. Nonostante la richiesta di rinvio, il tribunale dispone l'apertura della liquidazione giudiziale, accertando un pesante debito tributario e previdenziale non sanabile. La società impugna la decisione sostenendo che la tolleranza della banca equivaleva a una rinuncia all'istanza e che il giudice avrebbe agito d'ufficio. La Corte di Cassazione respinge il ricorso dell'azienda. I giudici confermano che la semplice richiesta di rinvio avanzata dal creditore non costituisce desistenza. L'inadempimento degli obblighi procedurali e lo stato di insolvenza irreversibile legittimano l'immediata apertura della liquidazione giudiziale, garantendo la celerità del procedimento concorsuale.
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Concordato preventivo e liquidazione: la svolta in Cassazione
Il Tribunale aveva aperto la liquidazione giudiziale nei confronti di un'azienda debitrice, rigettando la sua proposta di concordato preventivo. La Corte d'Appello ha successivamente revocato la liquidazione e ha ammesso la proposta concordataria. Il curatore della liquidazione ha quindi proposto ricorso in Cassazione. Durante il giudizio di legittimità, i creditori hanno approvato il piano a larga maggioranza e il Tribunale ha omologato definitivamente il concordato preventivo senza alcuna opposizione. Con la chiusura della procedura l'azienda e ritornata in bonis. La Suprema Corte ha dichiarato cessata la materia del contendere, poiche l'omologazione definitiva ha eliminato qualsiasi interesse del curatore a proseguire la causa.
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Inammissibilità concordato preventivo: il ritardo costa la liquidazione
Un'azienda ha presentato una domanda preliminare di concordato preventivo con riserva, ma ha depositato la proposta completa con sei giorni di ritardo rispetto al termine perentorio fissato dal Tribunale. Il Tribunale ha dichiarato l'inammissibilità del concordato preventivo e ha aperto la liquidazione giudiziale. L'azienda ha impugnato la decisione, chiedendo una proroga o la rimessione in termini. La Corte d'Appello ha respinto il ricorso, confermando che il termine non era prorogabile, soprattutto in presenza di richieste di liquidazione giudiziale da parte dei creditori. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del concordato preventivo, ribadendo che la tardività e la contemporanea presenza di istanze di liquidazione giudiziale precludevano ogni estensione o conversione della procedura.
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Controllo del concordato: forma o sostanza? La Cassazione decide
Un'azienda in crisi propone un concordato preventivo, ma il Tribunale lo dichiara inammissibile per vizi di legalità sostanziale. La Corte d'Appello ribalta la decisione, sostenendo che la verifica iniziale debba essere solo formale. La Corte di Cassazione, pur dichiarando il ricorso inammissibile per ragioni procedurali, interviene per chiarire un punto fondamentale. Stabilisce che il controllo di legittimità del concordato, fin dalla fase iniziale, non può essere superficiale. Il giudice ha il dovere di esaminare il contenuto della proposta e dei documenti per verificarne la conformità alla legge, andando oltre la mera regolarità formale. Vince quindi il principio di un controllo giudiziale approfondito sin da subito.
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Concordato semplificato: quando è inammissibile il ricorso
Una società agricola ha proposto un concordato semplificato liquidatorio, rigettato dal Tribunale e dalla Corte d'Appello come 'irrituale'. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, spiegando che tale decisione, non avendo carattere decisorio e non chiudendo la procedura con una liquidazione giudiziale, non è impugnabile ai sensi dell'art. 111 Cost.
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Concordato Semplificato: i limiti del controllo
Una società in liquidazione, dopo il fallimento di un accordo di ristrutturazione e di una composizione negoziata, ha proposto un concordato semplificato. I tribunali di merito hanno dichiarato la proposta inammissibile. La Corte di Cassazione, pur dichiarando a sua volta inammissibile il ricorso per motivi procedurali, ha enunciato un principio di diritto fondamentale: il controllo del giudice sul concordato semplificato non è meramente formale. Deve estendersi a una verifica di legalità sostanziale, includendo l'analisi dei presupposti iniziali della precedente composizione negoziata, per evitare abusi dello strumento.
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Risorse esterne: la rinuncia al credito non basta
Una società in crisi ha proposto un concordato semplificato basato sulla rinuncia dei soci a crediti prededucibili. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi inferiori, ha stabilito che tale rinuncia non costituisce un apporto di "risorse esterne" ai sensi dell'art. 84 del Codice della Crisi. Secondo la Corte, le risorse esterne devono consistere in un'effettiva immissione di nuova finanza e non in una mera redistribuzione di passività già esistenti nel patrimonio del debitore. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile anche per ragioni procedurali, poiché il decreto impugnato è privo di carattere decisorio.
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Concordato semplificato: il controllo del Tribunale
Una società in liquidazione ha visto respingere il suo ricorso contro la dichiarazione di inammissibilità del concordato semplificato. La Corte di Cassazione ha confermato che il controllo del giudice non è meramente formale, ma si estende alla valutazione della ragionevolezza e plausibilità delle attestazioni dell'esperto, potendo sindacare la buona fede del debitore. Nel caso specifico, la proposta è stata ritenuta impraticabile fin dall'inizio a causa dell'impossibilità di ridurre un ingente debito fiscale, manifestando così una mancanza di buona fede.
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