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Art. 440 Codice Penale — Anno 2022

Altri anni per Art. 440 Codice Penale

Detenzione di sostanze velenose: la scusa del cavallo non salva
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un automobilista fermato con un quantitativo di lidocaina nascosto all'interno del proprio veicolo. L'imputato ha tentato di giustificare il possesso sostenendo che la sostanza servisse come medicinale per il trattamento di cavalli o per un uso personale generico. I giudici hanno respinto questa versione difensiva, rilevando la totale assenza di prove su attività legate all'ippica e l'acquisto del prodotto al di fuori dei canali farmaceutici autorizzati. La suprema corte ha ritenuto logica la conclusione dei gradi precedenti, qualificando la condotta come detenzione per fini di spaccio o commercio clandestino. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso e confermato la sanzione economica per la detenzione di sostanze velenose.
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Furto sul posto di lavoro: dipendente condannato con le prove audio
Un dipendente di un ristorante è stato condannato per aver sottratto cibo e scorte alimentari dall'attività commerciale in cui prestava servizio. La condanna ha riconosciuto la circostanza aggravante dell'abuso di relazioni lavorative. La difesa ha impugnato la sentenza contestando l'utilizzabilità delle registrazioni telefoniche e ambientali. I giudici hanno respinto la tesi difensiva confermando la piena validità delle prove acquisite durante le indagini preliminari. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dall'imputato e ha confermato la responsabilità penale per il furto sul posto di lavoro, condannando il lavoratore al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Riparazione per ingiusta detenzione negata anche se assolto
Un mediatore di bestiame, dopo aver subito 181 giorni di custodia cautelare per presunta somministrazione di farmaci vietati agli animali, viene assolto nei successivi processi penali. L'uomo richiede quindi la riparazione per ingiusta detenzione. La Corte d'Appello rigetta la domanda, rilevando che, nonostante l'assoluzione, l'indagato aveva effettivamente ceduto in modo clandestino sostanze vietate come clenbuterolo e desametasone, ingenerando così il sospetto di reato. La Corte di Cassazione conferma il rigetto: chi tiene condotte illecite o gravemente imprudenti che creano la falsa apparenza di un reato non ha diritto all'indennizzo, poiché ha concorso a causare la propria carcerazione. Vince lo Stato, ricorso rigettato.
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