LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 44 Codice Civile — Anno 2026

Altri anni per Art. 44 Codice Civile

Concordato preventivo: la vecchia legge vince sul nuovo codice
Un'azienda affronta una richiesta di fallimento avanzata dal Pubblico Ministero prima del 15 luglio 2022, data di entrata in vigore del Codice della Crisi. Successivamente, l'ente di riscossione e altri creditori chiedono la liquidazione giudiziale. L'azienda propone quindi una domanda di concordato preventivo con riserva basandosi sulle nuove norme del Codice della Crisi. I giudici di merito dichiarano inammissibile la richiesta dell'azienda ritenendola tardiva. La Corte di Cassazione conferma il rigetto del ricorso dell'azienda ma corregge la motivazione giuridica. La Suprema Corte stabilisce che la prima richiesta di fallimento, presentata prima del 15 luglio 2022, attrae l'intera vicenda sotto la vecchia Legge Fallimentare. Di conseguenza, anche la domanda di concordato preventivo presentata successivamente doveva seguire le regole previste dalla normativa precedente. L'azienda perde il ricorso ma le spese vengono interamente compensate.
Continua »
Esenzione IMU abitazione principale: la residenza decide
Un Comune ha richiesto il pagamento dell'imposta municipale a un cittadino proprietario di un immobile situato nel proprio territorio. Il cittadino chiedeva la applicazione della esenzione IMU abitazione principale, pur essendo iscritto all'anagrafe di un Comune confinante a causa dell'ubicazione della strada d'accesso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente locale. Per beneficiare dello sgravio occorre il doppio requisito della dimora abituale e della formale iscrizione anagrafica nello stesso Comune. Trattandosi di agevolazione fiscale, la norma va interpretata in modo restrittivo. Il ricorso del cittadino è stato respinto con condanna al pagamento delle spese legali.
Continua »
Concordato preventivo liquidatorio: stop se i dati mancano
Un ente creditore ha presentato istanza per aprire la liquidazione giudiziale contro una società in crisi. La debitrice ha risposto depositando un piano di concordato preventivo liquidatorio per bloccare il fallimento. Il tribunale ha dichiarato inammissibile la proposta a causa di gravi lacune informative, omessa certificazione dei debiti previdenziali e fiscali e mancata indicazione delle possibili azioni legali. La corte d'appello ha confermato la decisione, aprendo la liquidazione giudiziale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società debitrice. I giudici hanno chiarito che il controllo del tribunale sulla completezza informativa è doveroso e rigoroso. In presenza di vizi gravi e insanabili, il tribunale non è obbligato a fissare una seconda udienza se le parti hanno già partecipato al procedimento unitario.
Continua »
Cessione dei crediti in blocco: il trust non salva i debitori
I Debitori avevano trasferito i propri beni in un trust di famiglia per sottrarli alle pretese dei creditori. La Banca ha promosso un'azione revocatoria per annullare il trasferimento, ottenendo ragione nei primi gradi di giudizio. Successivamente, il credito è stato trasferito a una Società di Recupero Crediti tramite una cessione dei crediti in blocco. I Debitori hanno impugnato la decisione in Cassazione, contestando la validità della notifica all'estero, la mancata partecipazione di tutti i beneficiari del trust e la prova della cessione del credito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale unita all'indicazione di una pagina web specifica è sufficiente a dimostrare la cessione dei crediti in blocco. I Debitori hanno perso la causa e devono pagare le spese legali.
Continua »
Foro del Consumatore: Residenza Reale Batte Certificato Tardivo
Un professionista ottiene un decreto ingiuntivo contro un cliente nel tribunale della propria città. Il cliente si oppone, sostenendo la competenza del tribunale della sua nuova residenza in base al principio del Foro del Consumatore. Sebbene il certificato di residenza fosse stato rilasciato in ritardo, il trasferimento era avvenuto prima della causa. La Corte di Cassazione dà ragione al cliente, affermando che per determinare il Foro del Consumatore conta la data effettiva del trasferimento di residenza, non la data burocratica del rilascio del certificato. La competenza del tribunale di residenza del consumatore è una regola inderogabile e funzionale alla sua tutela.
Continua »
Business plan inattendibile e compenso professionale
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità della richiesta di compenso di un professionista per la redazione di un business plan inattendibile. Il piano, basato su dati contabili aziendali del tutto inattendibili, è stato considerato privo di utilità per la procedura di concordato. La Corte ha statuito che la diligenza professionale include il dovere di verificare la veridicità dei dati di partenza.
Continua »
Responsabilità professionale avvocato: no onorario
La Corte di Cassazione ha negato il compenso a un legale per inadempimento, evidenziando la sua responsabilità professionale avvocato. La strategia adottata, sebbene formalmente corretta, è stata giudicata concretamente inutile e non ha tutelato gli interessi del cliente, una società in grave crisi. Il dovere del professionista non si limita al compimento di atti procedurali, ma include una valutazione sostanziale sull'utilità e fattibilità delle azioni intraprese per il cliente.
Continua »
Responsabilità professionale avvocato: il caso
La Corte di Cassazione conferma il rigetto della richiesta di compenso di un avvocato per l'assistenza a un'impresa in crisi. La Corte ha stabilito che la responsabilità professionale dell'avvocato impone di fornire prestazioni utili. Proporre una soluzione di risanamento palesemente impraticabile fin dall'inizio, data la condizione dell'impresa, costituisce un inadempimento contrattuale che non dà diritto al pagamento.
Continua »
Indennità una tantum: quando il dirigente non può pagarla
Un dipendente comunale si è visto negare una indennità una tantum per un incarico aggiuntivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la determina dirigenziale che concedeva l'emolumento era illegittima. Il dirigente, infatti, aveva agito in carenza di potere, violando una precedente delibera di Giunta che stabiliva criteri precisi (come la definizione di obiettivi) e escludeva la categoria del dipendente dal beneficio.
Continua »