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Art. 420 Codice di Procedura Civile — Anno 2023

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Altri anni per Art. 420 Codice di Procedura Civile

Lavoro subordinato: quando l’amicizia non lo esclude
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un datore di lavoro che negava l'esistenza di un rapporto di lavoro subordinato adducendo un profondo legame di amicizia con la lavoratrice. La Corte ha stabilito che un legame personale non esclude a priori la subordinazione, la cui esistenza va accertata sulla base delle concrete modalità di svolgimento della prestazione lavorativa, come correttamente fatto dai giudici di merito.
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Incompetenza territoriale tardiva: la Cassazione decide
In una causa di lavoro, la Corte di Cassazione ha stabilito che l'eccezione di incompetenza territoriale deve essere decisa all'inizio del processo. Se un giudice emette un'ordinanza cautelare, affermando implicitamente la propria competenza, e questa non viene impugnata, la decisione diventa definitiva. Una successiva dichiarazione di incompetenza da parte dello stesso giudice è da considerarsi tardiva e illegittima, violando i principi di celerità e certezza del diritto.
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Qualifica di armatore: onere della prova e licenziamento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società di navigazione contro la sentenza che annullava il licenziamento di un marittimo per difetto di forma scritta. La società sosteneva di non avere la qualifica di armatore al momento dei fatti, ma la Corte ha ritenuto i motivi del ricorso incentrati su questioni di fatto e privi di autosufficienza, confermando la presunzione che il proprietario della nave sia anche l'armatore in assenza di prova contraria.
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Criteri CIGS generici: sospensione illegittima
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della sospensione di alcuni lavoratori posti in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS) a zero ore. Il motivo risiede nell'utilizzo da parte dell'azienda di criteri di scelta generici e non predeterminati, che hanno reso la selezione dei dipendenti discrezionale e arbitraria. La Suprema Corte ha stabilito che la semplice inerzia del lavoratore non costituisce una rinuncia al diritto di contestare la sospensione e ha condannato l'azienda al risarcimento del danno, pari alla differenza tra la retribuzione spettante e l'indennità di integrazione salariale percepita.
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