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Art. 41 Costituzione — Sezione Sesta Penale

Altri anni per Art. 41 Costituzione

Sequestro preventivo impeditivo: no al blocco di tutta l’azienda
Il Tribunale di Pistoia confermava il sequestro preventivo impeditivo dell'intero patrimonio e delle quote di una società di costruzioni. La misura derivava dalle indagini per corruzione a carico dell'amministratore di fatto, parente delle socie. La difesa impugnava il provvedimento evidenziando che l'attività illecita rappresentava solo il 5% del fatturato complessivo e che la società aveva rimosso il soggetto e adottato nuovi modelli organizzativi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso e ha annullato l'ordinanza con rinvio. I giudici di legittimità hanno stabilito che il sequestro preventivo impeditivo deve rispettare i principi di proporzionalità e adeguatezza. Il giudice deve valutare l'impatto della misura sulla parte lecita dell'attività d'impresa per evitare una ingiustificata compressione della libertà di iniziativa economica.
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Illecita concorrenza: condanna anche senza posizione dominante
Un imprenditore del settore della paglia è stato condannato per illecita concorrenza con minaccia o violenza per aver costretto dei rivali, con metodi intimidatori, a rinunciare a un'attività di raccolta. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo un principio fondamentale: per questo reato non è necessario che l'aggressore raggiunga una posizione dominante o un monopolio. La semplice condotta violenta o minacciosa, finalizzata a ostacolare un concorrente, è sufficiente a integrare il crimine perché altera la libertà di mercato. L'imprenditore ha perso il ricorso.
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Informativa interdittiva antimafia: no reato art.316ter
Un imprenditore ha ottenuto un finanziamento garantito dallo Stato durante l'emergenza Covid-19, pur essendo la sua società destinataria di un'informativa interdittiva antimafia. La Cassazione ha annullato il sequestro preventivo, stabilendo che tale misura non rientra tra le cause ostative previste dall'art. 67 del Codice Antimafia, unico riferimento normativo corretto. Pertanto, la dichiarazione resa non era falsa e il reato di indebita percezione non sussiste.
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Confisca per equivalente: quando si applica sui beni?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato per traffico di stupefacenti, confermando il sequestro di beni acquistati molto prima dei reati contestati. La sentenza chiarisce che, nella confisca per equivalente, non è necessario che lo Stato compia una ricerca generalizzata del profitto diretto del reato. Inoltre, a differenza di altre misure ablative come la confisca di prevenzione, non si applica il criterio della ragionevolezza temporale: qualsiasi bene, anche se di lecita e remota provenienza, può essere aggredito per un valore corrispondente al profitto illecito.
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Confisca di prevenzione: la Cassazione annulla con rinvio
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di confisca di prevenzione basata sulla pericolosità sociale di un imprenditore. Ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei familiari e di un socio, chiarendo che i terzi possono solo rivendicare la titolarità effettiva dei beni. Ha invece parzialmente accolto il ricorso del soggetto principale, annullando la confisca per alcuni specifici beni a causa di un difetto di motivazione sulla sproporzione patrimoniale e rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Revocazione confisca: limiti alla prova nuova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi contro il rigetto di un'istanza di revocazione confisca di prevenzione. I ricorrenti avevano presentato una nuova consulenza contabile, sostenendo fosse una prova nuova. La Corte ha stabilito che una mera rivalutazione di dati già disponibili nel procedimento originario non costituisce 'prova nuova' ai sensi dell'art. 28 del D.Lgs. 159/2011, confermando l'inammissibilità dell'istanza di revocazione.
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Pericolosità sociale generica: i limiti alla confisca
La Corte di Cassazione ha annullato una confisca di prevenzione, stabilendo che la pericolosità sociale generica non può essere desunta da semplici provvedimenti di sequestro o da procedimenti penali non conclusi con una condanna. È necessario un accertamento rigoroso e autonomo dei fatti da parte del giudice della prevenzione, che non può basarsi su meri sospetti o richiami generici ad altri atti giudiziari. La sentenza rafforza le garanzie a tutela del diritto di proprietà contro misure ablatorie fondate su prove insufficienti.
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Responsabilità ente 231: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione affronta il tema della responsabilità ente 231 quando il reato presupposto commesso dalla persona fisica è prescritto. Viene rigettato il ricorso dell'imputato, non essendo emersa una prova 'evidente' della sua innocenza. Viene invece accolto il ricorso della società, poiché la condanna dell'ente richiede una prova positiva e autonoma della sua responsabilità, non potendo derivare dalla semplice mancanza di assoluzione nel merito della persona fisica. La sentenza sottolinea la necessità di un accertamento rigoroso e indipendente per l'illecito amministrativo dell'ente.
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Confisca di prevenzione: la Cassazione sui beni illeciti
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi contro un decreto di confisca di prevenzione, confermando l'ablazione di diverse società e beni. La sentenza stabilisce che le società create o utilizzate per l'intestazione fittizia di beni, al fine di eludere le misure di prevenzione, costituiscono esse stesse 'frutto di attività illecita' e possono essere interamente confiscate. La Corte chiarisce che la pericolosità sociale del soggetto al momento dell'acquisto è il fattore chiave, e che la misura non ha natura di sanzione penale, ma ripristinatoria, essendo volta a sottrarre alla circolazione patrimoni di origine illecita.
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Pericolosità sociale: confisca annullata in Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio un decreto di confisca di prevenzione, stabilendo che la valutazione della pericolosità sociale del proposto non può basarsi su sospetti o procedimenti penali conclusi senza un accertamento di merito. La sentenza sottolinea la necessità di una motivazione rigorosa e di prove concrete che dimostrino come il soggetto viva abitualmente con proventi di attività delittuose, criticando la decisione dei giudici di merito per aver costruito un giudizio onnicomprensivo senza un'adeguata base fattuale.
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Confisca di prevenzione: evasione fiscale seriale
La Cassazione conferma la confisca di prevenzione su beni di un imprenditore, ritenuto socialmente pericoloso per evasione fiscale seriale. La Corte stabilisce che vivere di proventi illeciti non significa solo sostenersi, ma anche accumulare ricchezza. Rigettate le censure sulla prevedibilità della norma e sulla distinzione tra beni.
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Confisca di prevenzione: il patrimonio illecito
La Corte di Cassazione ha confermato una confisca di prevenzione su beni appartenenti a un individuo ritenuto socialmente pericoloso e ai suoi familiari. La Corte ha stabilito che, se un'impresa viene avviata con capitali di provenienza illecita durante il periodo di pericolosità, tutti i profitti e i beni successivamente acquistati tramite quell'attività sono confiscabili. Questo principio, noto come 'illiceità a cascata', si applica anche a beni acquisiti dopo la cessazione della pericolosità sociale, poiché il vizio d'origine inficia l'intero patrimonio derivato. I ricorrenti non sono riusciti a dimostrare la provenienza lecita dei fondi iniziali.
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