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Art. 385 Codice di Procedura Civile — Anno 2026

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Altri anni per Art. 385 Codice di Procedura Civile

Contratto preliminare: limiti interpretazione Cassazione
Una società immobiliare ha impugnato in Cassazione la decisione dei giudici di merito che avevano ritenuto valido un contratto preliminare di locazione. L'azienda sosteneva che si trattasse solo di una trattativa e che l'interpretazione del contratto fosse errata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio fondamentale: la Corte non può riesaminare i fatti o sostituire la propria interpretazione a quella, non implausibile, del giudice di merito. Il ricorso è ammissibile solo se si dimostra la violazione di specifiche norme di ermeneutica contrattuale o un'illogicità manifesta.
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Comodato precario: recesso e sorte della locazione
La Cassazione chiarisce la disciplina del comodato precario. Se il contratto non ha un termine definito, il proprietario può recedere legittimamente. Di conseguenza, cessa anche il diritto del comodatario a percepire i canoni di locazione dall'inquilino, poiché il contratto di locazione è legato alla durata del comodato stesso. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per un vizio di notifica.
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Tassazione dipendenti ambasciate: il principio di diritto
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla tassazione dei redditi di un cittadino italiano, dipendente dell'ambasciata indonesiana presso la Santa Sede. La Corte ha stabilito che, nonostante l'immunità diplomatica della sede, il lavoro si considera svolto sul territorio italiano. Di conseguenza, il reddito è soggetto a tassazione in Italia, in applicazione della Convenzione contro le doppie imposizioni. La decisione chiarisce un importante aspetto della tassazione dipendenti ambasciate, ribaltando le sentenze dei gradi inferiori.
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Agevolazioni fiscali ONLUS: conta la sostanza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2466/2026, ha stabilito un principio fondamentale per le ONLUS: per beneficiare delle agevolazioni fiscali non è sufficiente la mera iscrizione formale in un registro. È necessario il rispetto sostanziale e continuo dei requisiti di legge. Nel caso esaminato, un'associazione si era vista contestare dall'Agenzia delle Entrate diverse irregolarità, tra cui la distribuzione indiretta di utili. La Corte ha cassato la decisione di merito che si era limitata a valorizzare l'iscrizione formale, rinviando la causa per un esame approfondito dei requisiti sostanziali per le agevolazioni fiscali ONLUS.
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Agevolazioni fiscali ONLUS: la sostanza vince
La Cassazione ha stabilito che per beneficiare delle agevolazioni fiscali ONLUS non è sufficiente la mera iscrizione all'anagrafe. È necessario un controllo sulla "realtà fattuale" dell'attività, che deve rispettare i requisiti sostanziali di non lucratività previsti dalla legge. La perdita dei benefici fiscali è collegata alla perdita dei requisiti sostanziali, indipendentemente dalla cancellazione formale dal registro.
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Agevolazioni fiscali ONLUS: la forma non basta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2464/2026, ha stabilito un principio fondamentale per le agevolazioni fiscali ONLUS. L'iscrizione formale in un registro non è sufficiente per godere dei benefici se l'ente non rispetta i requisiti sostanziali previsti dalla legge, come il divieto di distribuzione di utili. L'Amministrazione Finanziaria ha il potere di disconoscere le agevolazioni verificando la "realtà fattuale" dell'attività svolta, anche in assenza di una cancellazione formale dal registro. La perdita dei benefici decorre dal momento in cui vengono meno le condizioni sostanziali.
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Remunerazione medici specializzandi: la Cassazione nega
Un gruppo di medici specializzandi che ha frequentato le scuole di specializzazione prima del 2006 ha citato in giudizio lo Stato, sostenendo che la loro remunerazione fosse inadeguata ai sensi del diritto dell'Unione Europea. La Corte di Cassazione ha respinto il loro ricorso, dichiarandolo inammissibile. La Corte ha confermato che le direttive UE non imponevano criteri specifici sull'importo della remunerazione dei medici specializzandi, lasciando la discrezionalità agli Stati membri. Anche le richieste di adeguamento all'inflazione e triennali sono state respinte sulla base di una giurisprudenza consolidata.
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Prescrizione medici specializzandi: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici specializzandi che chiedevano un risarcimento per inadeguata remunerazione. Il caso verteva sulla prescrizione medici specializzandi, con la Corte che ha confermato l'inammissibilità per motivi procedurali, in particolare la confusività dell'atto di appello, e per l'infondatezza della pretesa basata su una giurisprudenza ormai consolidata.
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Remunerazione medici specializzandi: no adeguamento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2060/2026, ha respinto il ricorso di un gruppo di medici specializzandi che chiedevano un risarcimento per la mancata 'adeguata remunerazione' e il mancato adeguamento inflazionistico della loro borsa di studio durante la specializzazione post-1991. La Corte ha stabilito che la normativa europea non imponeva un importo specifico e che le leggi nazionali avevano legittimamente bloccato gli adeguamenti triennali per il periodo in questione, confermando le sentenze dei gradi precedenti.
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Remunerazione medici specializzandi: no adeguamento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2058/2026, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici specializzandi che chiedevano il risarcimento del danno per una remunerazione ritenuta non adeguata e non aggiornata periodicamente. La Corte ha ribadito che la normativa europea non imponeva un livello retributivo specifico e che le leggi nazionali di contenimento della spesa pubblica hanno legittimamente bloccato gli adeguamenti per gli iscritti tra il 1992 e il 2006. La decisione conferma un orientamento consolidato, sanzionando i ricorrenti anche per lite temeraria.
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Prescrizione medici specializzandi: dies a quo confermato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di alcuni medici specializzandi che chiedevano il risarcimento per la mancata retribuzione durante gli anni '80. La Corte ha confermato il proprio orientamento consolidato, stabilendo che la prescrizione medici specializzandi, di durata decennale, decorre dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della legge n. 370/99. È stata rigettata la tesi dei ricorrenti secondo cui il termine sarebbe dovuto partire solo dal momento in cui avrebbero avuto "piena conoscenza" del loro diritto, ritenendo le direttive comunitarie originarie sufficientemente chiare.
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Revocazione inammissibile: no a nuove impugnazioni
La Corte di Cassazione dichiara la revocazione inammissibile di un'ordinanza che già si era pronunciata su una precedente revocazione. Il caso, originato da una richiesta di risarcimento per lesioni, è sfociato in una serie di impugnazioni. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: le decisioni emesse in sede di revocazione non sono a loro volta soggette a un nuovo ricorso per revocazione, al fine di garantire la certezza e la stabilità del giudicato.
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Risarcimento medici specializzandi: la prescrizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due medici specializzandi che chiedevano un risarcimento per la mancata retribuzione durante la specializzazione tra il 1983 e il 1991. L'ordinanza conferma che il termine di prescrizione decennale per il diritto al risarcimento medici specializzandi è iniziato il 27 ottobre 1999. Secondo la Corte, il diritto era chiaro e inequivocabile sin dalle direttive europee degli anni '80, rendendo la pretesa dei ricorrenti ormai prescritta.
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Presunzione evasione fiscale: come si applica?
Un contribuente veniva raggiunto da un avviso di accertamento per redditi derivanti da investimenti esteri non dichiarati. Il nodo della questione era l'applicabilità della presunzione evasione fiscale introdotta da una legge del 2009 a fatti antecedenti (anno 2007). La Corte di Cassazione ha stabilito che, sebbene la presunzione legale non sia retroattiva, l'Amministrazione Finanziaria può comunque utilizzare gli stessi fatti come base per una presunzione semplice, fondata su prove documentali e indizi gravi, precisi e concordanti. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio perché il giudice di secondo grado non aveva valutato tali elementi probatori.
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Efficacia del giudicato sulla pensione: il caso
Un lavoratore, dopo aver partecipato a un precedente processo tra ex datore di lavoro ed Ente Previdenziale, ha richiesto un ricalcolo della pensione per includere ulteriori voci retributive. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, affermando che la sentenza precedente, avendo definito la base contributiva, ha efficacia di giudicato anche sul lavoratore, precludendo una nuova discussione sulla base di calcolo della pensione. Il principio dell'efficacia del giudicato si estende a tutto ciò che poteva essere dedotto nel primo processo.
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Deducibilità sponsorizzazioni: la presunzione assoluta
Una società petrolifera si è vista negare la deducibilità dei costi di sponsorizzazione per una squadra sportiva dilettantistica, giudicati antieconomici. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che per la deducibilità sponsorizzazioni sportive a favore di enti dilettantistici vige una presunzione legale assoluta. Se vengono rispettate determinate condizioni formali, la spesa è considerata pubblicitaria e deducibile, a prescindere da valutazioni sulla sua congruità o sul ritorno economico.
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Principio di competenza: quando tassare i bonus?
Una consulente finanziaria ha ricevuto anticipi su bonus provvigionali, subordinati al raggiungimento di obiettivi su 12 mesi. L'Amministrazione Finanziaria li ha tassati nell'anno di erogazione. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che, in base al principio di competenza, tali somme andavano tassate solo nell'anno in cui si è verificata la condizione, rendendo il reddito certo e determinabile, a prescindere dal momento del pagamento.
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Presunzione di evasione: prova anche senza la legge
Un contribuente ha ottenuto l'annullamento di un accertamento per capitali esteri perché la norma sulla presunzione di evasione non era retroattiva. La Corte di Cassazione ha cassato la decisione, stabilendo che, anche senza la presunzione legale, gli stessi fatti possono costituire prova per presunzioni semplici (indizi). Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione di tutte le prove fornite dall'Amministrazione Finanziaria.
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Errore di fatto revocatorio: sentenza annullata
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di errore di fatto revocatorio. Una Commissione Tributaria aveva negato il riporto di perdite fiscali a una società, supponendo erroneamente che non fosse stata prodotta la relativa dichiarazione dei redditi. La Cassazione ha confermato che l'errore sussisteva, ma ha annullato la successiva sentenza di revocazione perché, dopo aver riconosciuto l'errore, il giudice non aveva riesaminato il merito della causa alla luce del fatto accertato, limitandosi a un annullamento automatico.
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Accertamento sintetico: onere della prova e limiti
Un'ordinanza della Cassazione affronta il tema dell'accertamento sintetico basato sul "redditometro". Il caso riguarda un contribuente il cui ricorso per un solo anno d'imposta è stato erroneamente esteso da un giudice a due annualità. La Suprema Corte ha annullato la decisione per ultrapetizione, ribadendo che nell'accertamento sintetico l'onere della prova di giustificare le maggiori spese spetta al contribuente e non all'Agenzia delle Entrate.
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