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Art. 384 Codice di Procedura Penale — Sezione Terza Penale

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Convalida del fermo: tra riqualificazione e arresto
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un'indagata contro l'ordinanza di convalida del fermo emessa dal Giudice per le indagini preliminari. La misura era scattata inizialmente per l'ipotesi di distruzione o soppressione di cadavere, fattispecie che consente il fermo, per poi essere riqualificata come semplice occultamento. La difesa contestava la sussistenza del pericolo di fuga e la correttezza della qualificazione iniziale, evidenziando che il corpo era visibile su strada. La Suprema Corte ha confermato la piena legittimità della convalida del fermo: il giudice deve valutare la situazione con una verifica retroattiva basata sulle sole informazioni conosciute dalla polizia giudiziaria al momento dell'intervento. I successivi sviluppi investigativi non invalidano il fermo iniziale.
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Pericolo di fuga: l’ordine di espulsione smentisce il carcere
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio l'ordinanza di convalida del fermo di un cittadino straniero accusato di spaccio. Il giudice di merito aveva convalidato la misura ritenendo sussistente il pericolo di fuga a causa dello stato di irregolarità dell'indagato e della mancanza di legami stabili. Tuttavia, la Cassazione ha rilevato che l'indagato, nonostante avesse ricevuto un precedente decreto di espulsione con l'ordine di lasciare l'Italia entro sette giorni, era rimasto nello stesso territorio per oltre due mesi prima di essere nuovamente fermato. Questa condotta smentisce concretamente l'ipotesi di una volontà di scappare. Di conseguenza, la Suprema Corte ha stabilito che il pericolo di fuga non può essere presunto in modo astratto o basato solo sullo status di irregolare, ma deve fondarsi su elementi concreti e reali.
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