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Art. 384 Codice di Procedura Penale — Sezione Sesta Penale

Altri anni per Art. 384 Codice di Procedura Penale

Convalida del sequestro preventivo: giudice competente
La polizia giudiziaria arrestava un soggetto per detenzione illecita di stupefacenti e sequestrava d'urgenza una somma di denaro ritenuta profitto del reato. Il Pubblico Ministero instaurava il rito direttissimo dinanzi al Tribunale, chiedendo la convalida dell'arresto e la convalida del sequestro preventivo. Il Tribunale convalidava l'arresto, ma dichiarava il 'non luogo a provvedere' sulla misura cautelare reale, ritenendo competente il Giudice per le indagini preliminari. Il Pubblico Ministero ricorreva in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che, una volta esercitata l'azione penale con la presentazione dell'imputato a giudizio, la competenza per la convalida del sequestro preventivo spetta esclusivamente al giudice del dibattimento. L'ordinanza impugnata è stata dichiarata abnorme e annullata senza rinvio.
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Estorsione mafiosa per un terreno: la Cassazione conferma il carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia in carcere per un individuo accusato di associazione mafiosa e di estorsione aggravata dal metodo mafioso. L'uomo avrebbe costretto, con minacce e pressioni, un affittuario a lasciare un terreno agricolo per poterne prendere il controllo. L'indagato ha presentato ricorso sostenendo la debolezza delle prove e vizi procedurali. La Corte ha respinto il ricorso, giudicandolo inammissibile. Ha chiarito che il suo ruolo non è rivalutare i fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge, che nel caso specifico è stata ritenuta logica e coerente dai giudici di merito. La decisione di mantenere l'indagato in carcere è stata quindi confermata.
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Narcotraffico internazionale: inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato, considerato ai vertici di un'organizzazione criminale dedita al narcotraffico internazionale. La Corte ha ritenuto che i motivi del ricorso mirassero a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. È stata quindi confermata l'ordinanza di custodia cautelare in carcere, basata su solidi indizi derivanti da intercettazioni e attività sotto copertura, nonché su un concreto pericolo di fuga e di reiterazione del reato.
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Favoreggiamento aggravato: l’alibi non regge in Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un individuo accusato di favoreggiamento aggravato dal metodo mafioso. L'imputato aveva fornito un falso alibi a un esponente di spicco di un'associazione criminale, indagato per omicidio. La Corte ha confermato la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, la correttezza della contestazione dell'aggravante mafiosa e l'inapplicabilità della causa di non punibilità per chi mente per salvare altri. La sentenza chiarisce che aiutare un boss, soprattutto in un contesto di consolidamento del potere criminale, costituisce un'agevolazione all'intera associazione, giustificando il favoreggiamento aggravato.
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Pericolo di fuga: la valutazione va fatta ex ante
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che non convalidava un fermo, chiarendo che il pericolo di fuga deve essere valutato con un criterio 'ex ante'. Il giudice deve considerare gli elementi noti al momento dell'adozione della misura, come un inseguimento e la scomparsa dell'indagato, e non fatti successivi come il suo ritrovamento. La decisione del tribunale, basata su una valutazione 'ex post', è stata ritenuta errata.
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Inutilizzabilità intercettazioni: illegittimità a monte
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso straordinario con cui si lamentava l'inutilizzabilità intercettazioni telefoniche derivanti da un'acquisizione di numeri di telefono ritenuta illegittima. La Corte ribadisce che il principio del "frutto dell'albero avvelenato" non si applica nell'ordinamento italiano, pertanto l'eventuale vizio di un atto investigativo a monte non si trasmette ai successivi decreti autorizzativi delle intercettazioni, che sono atti autonomi e validi.
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Associazione mafiosa: prova insufficiente, la Cassazione
La Corte di Cassazione ha parzialmente annullato un'ordinanza di custodia cautelare per il reato di associazione mafiosa e altri delitti. La Suprema Corte ha ravvisato un vizio di motivazione, ritenendo le prove (intercettazioni e collegamenti economici) ambigue e non sufficienti a dimostrare un'effettiva partecipazione al sodalizio criminale, rinviando il caso per un nuovo esame.
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