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Art. 38 Codice di Procedura Penale — Sezione Sesta Penale

Altri anni per Art. 38 Codice di Procedura Penale

Dichiarazione di ricusazione via mail: errore formale e spese
L'Imputato ha inviato personalmente una mail per proporre una dichiarazione di ricusazione contro i magistrati della Corte di Cassazione designati per il suo processo. La Suprema Corte ha dichiarato l'istanza inammissibile perché non rispetta le forme procedurali stabilite dalla legge. L'invio a mezzo posta elettronica senza le dovute formalità impedisce infatti la valutazione del ricorso. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese del processo. Tuttavia, i giudici lo hanno esentato dalla sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende. Tale misura di favore è stata applicata in virtù del grave disagio socio-economico dell'uomo, residente in una comunità di recupero e privo di una sufficiente alfabetizzazione.
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Ricusazione del giudice: tardiva e infondata, la Cassazione conferma
Una ex giudice, imputata in un processo penale, ha tentato la **ricusazione del giudice** onorario del collegio. La sua richiesta è stata respinta sia in appello che in Cassazione. La Suprema Corte ha confermato che l'istanza era inammissibile perché presentata troppo tardi e perché le motivazioni addotte non rientravano nei casi previsti dalla legge per la ricusazione. La Ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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Ricusazione del giudice: no al sospetto per i rinvii negati
L'Imputato ha presentato istanza di ricusazione del giudice sostenendo che il rigetto delle proprie richieste di rinvio dell'udienza e di restituzione nei termini per svolgere l'esame testimoniale costituisse una manifestazione anticipata di colpevolezza. La Corte di Appello ha dichiarato l'istanza inammissibile. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha confermato l'inammissibilità, precisando che la ricusazione del giudice non può fondarsi sulle ordinarie decisioni organizzative del processo. I provvedimenti ordinatori del magistrato sulle udienze non rappresentano un'indebita anticipazione del giudizio di merito sulla responsabilità penale. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Ricusazione del giudice e rigetto cautelare: la Cassazione decide
Un imputato condannato per reati di droga presenta ricorso per la ricusazione del giudice d'appello. La difesa sostiene che il collegio ha anticipato il giudizio di merito respingendo una richiesta di modifica della custodia cautelare in carcere. Secondo il ricorrente, i magistrati hanno espresso valutazioni incompatibili con la prosecuzione del processo principale. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici supremi chiariscono che l'esercizio del potere cautelare appartiene ai doveri del collegio e non genera incompatibilità. Il magistrato che valuta le esigenze di custodia compie un atto dovuto e non pregiudica l'esito finale dell'appello. L'imputato perde il ricorso e riceve la condanna al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Dichiarazione di ricusazione: il ritardo costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da La Persona Offesa contro la decisione che rigettava la sua dichiarazione di ricusazione nei confronti del Giudice per le indagini preliminari. La Persona Offesa contestava la parzialità del Giudice, che aveva già emesso un decreto di archiviazione poi revocato. La Suprema Corte ha confermato l'inammissibilità per motivi formali e temporali: la richiesta non era stata depositata presso il giudice procedente ed era tardiva rispetto al termine di tre giorni. Inoltre, i giudici hanno ribadito che non sussiste alcuna incompatibilità per il magistrato chiamato a pronunciarsi nuovamente sulla richiesta di archiviazione dopo l'annullamento di un precedente provvedimento, escludendo ogni pregiudizio o condizionamento decisionale. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
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Ricusazione del giudice: il ritardo cancella il diritto
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la decisione della Corte d'appello che aveva dichiarato inammissibile, per tardività, la sua richiesta di ricusazione del giudice dell'udienza preliminare. L'Imputato sosteneva che il giudice fosse incompatibile per aver autorizzato intercettazioni in un procedimento connesso. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità, stabilendo che la ricusazione del giudice deve essere presentata entro la conclusione degli accertamenti sulla costituzione delle parti nell'udienza preliminare, e non entro tre giorni dall'inizio del giudizio abbreviato. Non essendoci prove di una conoscenza tardiva della causa di incompatibilità, il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria.
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Dichiarazione di ricusazione: quando l’errore formale costa caro
Il Tribunale applicava a un cittadino un sequestro e una misura di prevenzione personale senza previo contraddittorio. Successivamente, il cittadino presentava una dichiarazione di ricusazione contro l'intero collegio dei giudici, sostenendo che avessero già espresso un pregiudizio. La Corte d'Appello dichiarava inammissibile la richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso per due ragioni principali: in primo luogo, il ricorrente non ha dimostrato la tempestività della richiesta rispetto al momento in cui ha conosciuto la causa di incompatibilità; in secondo luogo, la dichiarazione di ricusazione è stata rivolta genericamente contro l'intero collegio giudicante anziché contro i singoli magistrati persone fisiche. Il ricorrente perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Dichiarazione di ricusazione senza prove: scatta la multa
L'Imputato ha presentato una dichiarazione di ricusazione contro il presidente e il relatore del collegio della Corte di Cassazione. Egli sosteneva che la rapidità nella trattazione del suo ricorso per ricettazione dimostrasse un accordo segreto tra i giudici, causato dalle sue precedenti denunce contro altri magistrati. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile la richiesta. I giudici hanno rilevato che le accuse erano del tutto generiche e prive di qualsiasi prova concreta, violando l'obbligo di dimostrare i fatti allegati. Di conseguenza, l'istante è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a una sanzione pecuniaria di 1.500 euro.
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Istanza di ricusazione: quando il ritardo costa caro
Un imputato ha presentato un'istanza di ricusazione contro due giudici del suo processo, ritenendoli non imparziali a causa di valutazioni espresse in un altro procedimento. La Corte d'Appello ha dichiarato l'istanza inammissibile perché tardiva. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione: l'imputato ha appreso formalmente i motivi di incompatibilità durante un'udienza e avrebbe dovuto presentare la richiesta prima della fine della stessa, o comunque entro i tre giorni successivi. Avendo depositato l'istanza di ricusazione con forte ritardo, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Istanza di ricusazione: i rinvii formali non bloccano la difesa
Un indagato ha presentato un'istanza di ricusazione contro il Giudice per le indagini preliminari a causa di una grave inimicizia personale e familiare tra il proprio avvocato e il magistrato. La Corte di Appello ha dichiarato la richiesta inammissibile perché tardiva, ritenendo che andasse presentata prima dell'udienza in camera di consiglio. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'indagato. I giudici di legittimità hanno chiarito che, nei procedimenti camerali, il termine di decadenza scatta solo quando si realizza il primo effettivo confronto tra le parti (contraddittorio). I semplici rinvii dell'udienza non avviano questo confronto. Di conseguenza, l'istanza di ricusazione è stata considerata tempestiva e la Corte di Appello dovrà ora valutarla nel merito.
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Ricusazione del giudice: quando il no alle prove non è parzialità
Un imputato ha presentato un'istanza di ricusazione del giudice ritenendo che il rigetto di alcune prove e la valutazione sulla gravità dei fatti, espressa nel negare la revoca di una misura cautelare, dimostrassero parzialità. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile la richiesta per vizi di forma e infondatezza. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che la ricusazione del giudice non può fondarsi sul legittimo esercizio delle sue funzioni decisionali. Le valutazioni necessarie per decidere sulle misure cautelari non costituiscono un indebito pregiudizio, anche se sfavorevoli alla difesa. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricusazione tardiva del giudice: richiesta respinta in maxi-processo
La Cassazione ha confermato la decisione che respingeva la richiesta di ricusazione di due giudici, presentata da due imputati in un maxi-processo per mafia. Gli imputati sostenevano che i magistrati non fossero imparziali, avendo già giudicato in un altro processo la stessa associazione criminale. La Corte ha dichiarato la richiesta inammissibile per un vizio formale: la ricusazione tardiva del giudice. Gli imputati, infatti, non hanno provato di aver presentato l'istanza entro i brevi termini di legge, che decorrono dal momento in cui si viene a conoscenza della causa di incompatibilità. La sentenza sottolinea che l'onere di dimostrare la tempestività della richiesta spetta interamente alla parte che la propone.
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Falsa Testimonianza: Assoluzione Confermata, Ricorso Inammissibile
Un testimone, accusato di falsa testimonianza per aver fornito versioni contrastanti sulla chiusura di una stalla, viene assolto in Appello per insufficienza di prove. La parte civile ricorre in Cassazione, lamentando anche la presunta incompatibilità di un giudice. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. Stabilisce un principio fondamentale: l'eventuale incompatibilità di un giudice deve essere contestata con l'istituto della ricusazione entro precisi termini, altrimenti la sentenza resta valida. Inoltre, la Cassazione ribadisce di non poter rivalutare le prove. L'assoluzione per il reato di falsa testimonianza diventa così definitiva.
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Ricusazione Giudice: Rigetto di Istanze non Prova la sua Parzialità
Un soggetto, destinatario di una confisca di prevenzione, ha chiesto la ricusazione del giudice d'appello sostenendo che avesse manifestato un pregiudizio. La presunta parzialità deriverebbe dal rigetto di due sue istanze istruttorie, interpretato come un'anticipazione della decisione finale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno stabilito che il semplice rigetto di richieste procedurali non è una prova sufficiente di parzialità né un motivo valido per la ricusazione del giudice, in quanto rientra nella normale gestione del processo. L'interessato ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese.
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Ricusazione Giudice: No al bis, l’imputato perde e paga
La Cassazione chiarisce i limiti alla facoltà di ricusare un giudice. Un imputato in un processo per associazione mafiosa aveva già presentato un'istanza di ricusazione, che era stata respinta. Successivamente, ha ripresentato la stessa richiesta. La Suprema Corte ha dichiarato il secondo ricorso inammissibile, stabilendo un principio fondamentale: la reiterazione istanza di ricusazione è vietata se basata sulle stesse ragioni della prima. Si crea una 'preclusione processuale' che impedisce di abusare di questo strumento per ritardare il processo. L'imputato non solo ha perso il ricorso, ma è stato anche condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Dichiarazione di ricusazione tardiva: giudice non imparziale?
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un imputato che aveva chiesto la sostituzione di due giudici del suo processo, ritenendoli non imparziali. La ragione era che i magistrati si erano già espressi su un reato simile in un altro procedimento. Tuttavia, la richiesta è stata respinta. La Corte ha stabilito che si trattava di una dichiarazione di ricusazione tardiva, perché l'imputato era a conoscenza dei motivi di incompatibilità da tempo, ma ha agito oltre i termini di legge. La richiesta è stata quindi dichiarata inammissibile, confermando che i tempi processuali devono essere rispettati rigorosamente.
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Ricusazione del giudice tardiva: l’imputato perde l’appello
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che aveva chiesto la ricusazione del giudice fuori tempo massimo. La causa di incompatibilità dei giudici, che avevano già giudicato sullo stesso reato associativo in un altro procedimento, era nota all'imputato da una specifica udienza. La richiesta di ricusazione è stata però presentata tredici giorni dopo, superando il termine di tre giorni previsto dalla legge. La sentenza stabilisce che il termine per la ricusazione del giudice decorre dal momento in cui la parte ha conoscenza legale del motivo di incompatibilità, non da una sua successiva valutazione soggettiva. La tardività della richiesta ne ha causato l'inevitabile rigetto.
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Ricusazione del giudice: richiesta tardiva, ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di una richiesta di ricusazione del giudice presentata da un imputato. La richiesta era basata sul fatto che i giudici si erano già espressi sul medesimo reato associativo in un altro processo. La Corte ha stabilito che l'istanza era tardiva, poiché l'imputato era a conoscenza della causa di incompatibilità da tempo. Il principio di diritto sancito è che il termine di tre giorni per presentare la dichiarazione di ricusazione del giudice decorre dal momento in cui la parte ha effettiva conoscenza della causa che la giustifica, e non da momenti successivi. In questo caso, la conoscenza risaliva alla comunicazione del rigetto di una precedente istanza di astensione dei giudici stessi.
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Dichiarazione di ricusazione tardiva: il giudice non si cambia
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di una dichiarazione di ricusazione presentata da un imputato contro due giudici. La richiesta mirava a sostituirli perché avevano già giudicato un caso collegato. La Corte ha stabilito che la richiesta era tardiva. Il termine di tre giorni per presentare la dichiarazione di ricusazione, infatti, non decorre da quando un altro imputato ottiene la ricusazione, ma dal momento in cui la causa di incompatibilità diventa nota. In questo caso, la conoscenza si è avuta quando è stato comunicato il rigetto della richiesta di astensione dei giudici stessi. L'imputato ha quindi perso il diritto di ricusare i giudici perché ha agito troppo tardi.
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Dichiarazione di ricusazione tardiva: il diritto scade, il giudice resta
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di una dichiarazione di ricusazione presentata da un imputato contro due giudici. L'imputato sosteneva che i giudici non fossero imparziali, avendo già giudicato un caso simile. Tuttavia, la sua richiesta è stata respinta perché tardiva. La Corte ha stabilito che il termine per presentare la richiesta decorre dal momento in cui la parte viene a conoscenza della causa di incompatibilità. In questo caso, la conoscenza era avvenuta quando era stata comunicata in udienza la decisione sul rigetto della richiesta di astensione dei giudici stessi. L'imputato ha quindi perso il diritto di chiedere la sostituzione dei giudici e il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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