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Art. 38 Codice Civile — Sezione Sesta Penale

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Querela per appropriazione indebita: il socio può denunciare
Il Presidente e la tesoriera di un'associazione sportiva sono stati accusati di aver sottratto denaro dal patrimonio sociale mediante bonifici e prelievi privi di causale. Il Vicepresidente dell'associazione ha presentato una querela per appropriazione indebita. Il Tribunale di merito ha inizialmente annullato le perquisizioni, sostenendo che il singolo associato non avesse diritto di sporgere denuncia per reati ai danni dell'ente. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Procuratore della Repubblica. I giudici supremi hanno stabilito che anche il singolo socio possiede un interesse economico e giuridico alla tutela del patrimonio comune. Quando il legale rappresentante è l'autore del reato, l'associato ha la piena facoltà di sporgere querela. Il procedimento dovrà essere riesaminato dal Tribunale.
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Querela per appropriazione indebita: valida se fatta dal socio
Il presidente di un'associazione sportiva viene accusato di aver prelevato indebitamente somme dal fondo comune dell'ente. Un associato e membro del consiglio direttivo presenta la querela per appropriazione indebita. Il Tribunale annulla i provvedimenti di perquisizione sostenendo che i singoli soci di un'associazione non abbiano quote o diritti diretti e quindi non possano considerarsi persone offese. La Procura ricorre in Cassazione. La Corte Suprema accoglie il ricorso e stabilisce un principio chiaro: anche se l'associazione non ha scopo di lucro, il singolo socio possiede un interesse economico e giuridico alla tutela del patrimonio comune, specialmente quando l'illecito è commesso dal legale rappresentante. Di conseguenza, la querela per appropriazione indebita presentata dal socio è legittima e il procedimento penale deve proseguire.
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